La Madonna di Andria
Nella bacheca della
Cappella Politecnico c’è una riproduzione della "Madonna di Andria"
Questa immagine si è salvata dalla distruzione grazie all'opera di Mons. Giuseppe Lanave, che fu vescovo
di Andria dal 1969 al 1989,
dove morì l'8 dicembre 1996.
L'amore per la Bellezza non era in lui semplice senso estetico: era
piuttosto ancorato a una fede profonda in Dio e nel
suo migliore progetto, l'uomo.
Per comprendere qualcosa di questa fede, è utile conoscere il
testamento spirituale da lui scritto quando,
Cappellano militare dei soldati italiani in Grecia, prigioniero dei nazisti, la
sera dell'8 luglio 1944 ebbe la notizia che sarebbe stato fucilato l'indomani.
Il testo è scritto sul frontespizio di un Vangelo che aveva
avuto il permesso di tenere con sé e che donò al "fratello Cattaneo", il Cappellano che gli diede gli ultimi
Sacramenti. Le "quattro povere donne", di cui si parla
nel testo, erano la mamma, una vecchia zia e due sorelle.
"A
te fratello Cattaneo che mi fosti Angelo nel dolore, offro il Vangelo che mi illuminò e nutrì nella lunga e penosa attesa del mio
transito. sac. Giuseppe Lanave
Credo che Dio è carità
mentre, invaso dal dolore mi si strappa violentemente la vita.
Credo che Dio è carità, che io sono un povero peccatore, che Dio mi amò
peccatore, mi amò di più ridotto a penitenza e a purificazione.
Credo che Dio è Carità.
Credo che Dio è sollecita Provvidenza, mentre lascio sulla strada quattro
povere donne.
Perdono di cuore i miei accusatori: che incontrino la vendetta della
Misericordia divina.
Offro la mia povera vita, che gli infiniti meriti del Cristo avvalorano, per la
libertà del Papa, per l'unione delle Chiese nella forte autorità e soave paternità
del Papa, per la fraternità tra i popoli.
Salonicco, 8 luglio
1944 sac. Giuseppe Lanave"