IL  PANE

 

“Sia il pane il canto dell’amore!”

Così scriveva un poeta armeno poco conosciuto in Italia, Daniel Varujan, nato alla fine dell’Ottocento e brutalmente trucidato insieme ad altri intellettuali,  nel 1915, agli inizi dell’olocausto armeno.

 

Ed è una manifestazione d’amore quella che noi chiediamo  a Dio recitando il Padre Nostro.

Dacci oggi il nostro Pane quotidiano”.

 

L’uomo manca di tutto: ma se prega, Dio gli fornisce la fondamentale grazia dell’esistenza.

Ogni giorno, quotidianamente,  Dio assicura all’uomo il necessario per vivere, il quotidiano esistere. Il Signore provvede all’esistenza, ci fa vivere superando la nostra incapacità, l’umana ristrettezza.

 

Ma c’è un’altra cosa. Il Signore ci fornisce quotidianamente un pane sostanzioso certamente non per farci riposare, ma per aiutarci a  camminare.

Siamo pellegrini e viandanti: la nostra Patria è il Regno di Dio.

Ogni giorno compiamo una tappa della nostra esistenza e il Signore ci dà la forza per compierla, per camminare.

 

Ma verso dove dobbiamo andare?

Ci aspetta un pane salvifico alla fine del tempo, un pane che non indurisce, che non si consuma mai.

Ciò che era quotidiano, diventerà perpetuo, ciò che era sufficiente all’esistenza, diventerà grazia sovrabbondante che eccede i bisogni e i desideri.

 Io sono il pane di vita disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno”.