UN SORRISO DIVINO
Basterebbe riscoprire che tutti sono mortali per armarci di ironia,
mezzo invincibile contro il potere che può reggere solo se è preso sul serio. E
questa possibilità di sovversione, di liberazione, è aperta a tutti, credenti o
no che siano. Ma, se alla
consapevolezza della morte che attende ciascuno si aggiunge la speranza
cristiana, allora l'ironia può trasformarsi nel dono ancora più alto
dell'humour. Anche di questa ricchezza vorrebbero
derubarci alcuni che lavorano ad appannare l'oblò dal quale guardare oltre, che
si affannano a chiudere la porta che dà aria. Questa rapina sarebbe tra le
conseguenze più gravi, perché l'humour dovrebbe essere incluso tra le maggiori
virtù cristiane. È un dono che può venire soltanto dalla fede nel Vangelo,
purché accettato nella sua interezza, nel suo intreccio di azione
e di contemplazione.
Chi ha humour ha un rapporto sano e positivo con la
realtà e, dunque, sa ridere con garbo ed ironia della pazzia degli uomini,
cominciando da se stesso. Chi ha humour ha la capacità di sorridere sempre,
nonostante tutto. Sorride perché sa che, nella vita e nella storia, tutto è serio ma niente è davvero tragico, tutto è importante ma
nulla è irreparabile.
Così l'humour è un segno visibile di redenzione: può possederlo soltanto il
cristiano che non sia squilibrato né sull'aldilà né sull'aldiqua; che, dunque,
viva la storia con serietà e passione e insieme con distacco e un pizzico
d'ironia. Consapevole che l'atto che si sta recitando in
questo momento è importante: ma non è mai l'ultimo, è sempre e soltanto il
penultimo.
L'uomo munito di autentico humour è l'autentico
discepolo di Gesù che "ha conosciuto la verità; e la verità l'ha fatto
libero" (Gv. 8,32). L'humour che nasce dal vangelo è il contrario della
tetraggine del politico, del cupo fanatismo del terrorista, dell'ansia di
arrampicarsi del carrierista, del cinismo miope e che
si crede astuto dell'affarista. È il contrario dell'atteggiamento di tutti coloro che, per dirla ancora con San Paolo, "non hanno
speranza".
Così, invece di dare angoscia o anche solo tristezza, la consapevolezza della
morte unita alla fede nell'aprirsi finale della storia mia e del mondo provoca
un sorriso sereno che ha davvero qualcosa di divino. Nasce, infatti, dalla
caduta degli idoli: ciò che sembra tutto a chi nulla vede al
di là dell'orizzonte è soltanto quasi tutto per chi ha vista più lunga.
La pietra rovesciata di un sepolcro, tanti secoli fa, in una città lontana
chiamata Gerusalemme ha infatti provocato quello
squarcio misterioso che apre alla speranza e dunque al benevolo sorriso
dell'humour. Questo ci vorrebbero togliere i
professori, gli intellettuali, i demagoghi, che - volendo demitizzare il
cristianesimo - finiscono con il mitizzare "i principati, le potenze, le
potestà del mondo"; quelle che "il Cristo ridurrà a nulla".
(da Vittorio Messori, Scommessa sulla morte, SEI)
Signore, donami una buona digestione e anche qualcosa da
digerire.
Donami la salute del corpo col buon umore necessario per mantenerla.
Donami, Signore, un'anima santa,
che faccia tesoro di quello che è buono e puro,
affinché non si spaventi alla vista del peccato,
ma trovi alla sua presenza la via per mettere di nuovo le cose a posto.
Donami un'anima che non conosca la noia,
i brontolamenti, i sospiri e i lamenti
e non permetta ch'io mi crucci eccessivamente
per quella cosa troppo invadente che si chiama "Io".
Signore, dammi il senso del ridicolo.
Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo,
affinché conosca nella vita un poco di gioia
e possa farne parte anche agli altri. Amen