III Domenica di Quaresima (anno C) - Gesù
legge il giornale
Gesù prende spunto da due
avvenimenti recenti della cronaca per esortare i suoi ascoltatori alla
penitenza.
Il massacro dei galilei e la caduta della torre di Siloe
(ma potrebbe essere l’attentato di Madrid), sono fatti che interpellano, che
chiedono risposte.
Intanto Gesù spiega che la
sventura non è sempre sanzione di peccato, la disgrazia non è segno di peccato.
“Se non vi convertirete, perirete tutti
allo stesso modo”
Mi pare questo ritornello che ripete il Signore contenga una minaccia. Ma perché?
Penso che Gesù vuol metterci in guardia contro la perdizione.
Il fico sterile
L’insegnamento di questa parabola è ancora
una volta un invito pressante alla conversione.
Giovanni Battista predicava un Dio che mette senza esitazione la scure alla radice dell’albero. Anche Gesù minaccia, ma mette in luce che Dio non si
rassegna senza aver tentato di tutto per toccare il cuore del suo popolo.
Nell’Antico Testamento troviamo diversi passi in cui Dio ama il suo popolo
teneramente e lo cura come una vigna, circondandola di cure vigili e costanti (cfr. Is 5), anche se non ha raccolto i frutti che sperava. Il Padre
Eterno compie in Gesù un ultimo e supremo tentativo, prima di tagliare l’albero
sterile. La parabola resta anche per noi un invito pressante a produrre “frutti
degni di penitenza” (Lc 3,8). È dai frutti che si
riconoscono i discepoli.
Alcune riflessioni
1. Un primo motivo di riflessione è che qui Gesù insegna a partire dai fatti della
vita. Un consiglio che viene dato ai predicatori ed è,
comunque, un buon consiglio per tutti i cristiani, si riferisce alla famosa
frase di Karl Barth negli
anni del Concilio Vaticano II: “Occorre avere la Bibbia in una mano e il
giornale nell’altra”.
Qual è il mio modo di leggere la Bibbia?
Come leggo i fatti della vita?
2. Per saper leggere gli avvenimenti della storia e
gli eventi della mia vita alla luce di Dio, occorre avere la capacità di
guardare in modo spirituale. Padre Spidlik, un
gesuita novantenne, diceva: “io conosco una
contemplativa!”. Ed aggiungeva che bisogna essere
uomini e donne spirituali (distinguendo l’uomo carnale, l’uomo intellettuale e
l’uomo spirituale).
In quale grado di umanità di
rivedo?
Sono una persona contemplativa nel senso di
“spirituale”?
3. Paolo VI parlavo di un “divorzio tra fede e
cultura”. La fede va per una strada e la cultura va per un’altra. Questa
spaccatura è stata definita da qualcuno come “debolezza della cultura
cristiana”.
Che posto occupa la fede nel mio mondo universitario,
nel mio studio quotidiano?
Cosa ha a che fare la fede con le materie che studio? Con
le persone che incontro? Con gli eventi che mi capitano?
4. I due fatti raccontati a Gesù, in realtà, gli vengono proposti perché Lui prenda posizione! Molti si
aspettavano che Gesù si dichiarasse contro il tiranno Erode; altri volevano che
criticasse i galilei come terroristi. A proposito
della caduta della torre si attendevano che denunciasse l’incuria dei
governanti o al contrario che rimproverasse l’imprudenza della gente. Gesù non
prende posizione contro nessuno. Superando ogni
giudizio morale sulle azioni delle persone, Gesù rimanda alla radice di tutti i
mali, alla connivenza interiore con il peccato. Egli invita ciascuno di noi a cercare
i segni della nostra complicità col male. Ci ammonisce a non limitarci a
sradicarlo qua e là, ma a cambiare scala di valori, a cambiare vita.
Cosa mi dice oggi Gesù a proposito di quanto detto fin
qui?
Che cosa mi suggerisce lo Spirito?
Conclusione
Occorre saper giudicare gli eventi e saper leggere i
segni di Dio alla luce della sua Parola.
Non bisogna giudicare le persone, anzi si deve
attendere la loro conversione, ma prima di tutto: lavorare per la propria
conversione.