I religiosi traducono nella loro vita la sequela di Cristo e per questo abbandonano casa, famiglia, campi a causa dell'Evangelo. L'unico necessario è la ricerca del Regno di Dio, l'unica regola è l'Evangelo e nient'altro, nulla preferiscono all'amore di Cristo. (Enzo Bianchi)

 

Padre Stefano Titta ci scrive…

 

Cari amici, voglio comunicarvi che sabato 22 maggio alle ore 19.00 presso la chiesa di San Marcello in Bari

farò gli Ultimi Voti nella Compagnia di Gesù.

 

È per me un'occasione di gioia profonda e di grande lode al Signore che, con riconoscenza, vi invito ad condividere. In queste poche righe vi spiego di che si tratta, poiché già immagino la faccia di alcuni di voi e la domanda che sorge spontanea: «ma non li aveva già fatti, i voti?» oppure «E dopo tanti anni si ricordano di farglieli fare?». Io sono entrato nella Compagnia di Gesù nel 1985 e ho fatto i miei Primi voti, nel 1987, a Napoli. Questi voti sono già perpetui. Il mistero s'infittisce. «allora che bisogno c'è di farne altri? Questi gesuiti sono proprio strani, fanno fare i voti perpetui così presto, subito dopo il Noviziato e gli Ultimi così tardi», nel mio caso quasi dopo vent'anni dall'ingresso! Non è un rompicapo, anche se non è facilissimo spiegare, proprio per questo mi aiuto con un bell'articolo di Michael J. Buckley SJ.

 

I Primi voti di un gesuita sono un'offerta e sono perpetui. Come ogni offerta, anche questa prevede una conferma da parte di Dio. Tale conferma si ottiene solo vivendo ciò che si è offerto, ecco il senso della lunga formazione e delle diverse esperienze che vengono proposte al "giovane" gesuita. Questi Primi Voti, quindi, possono portare a due conclusioni del tutto legittime: gli Ultimi Voti o le dimissioni. La Compagnia di Gesù, non solo nei suoi Superiori Maggiori, ma in tutti i compagni che condividono il cammino del gesuita in formazione, è il testimone accreditato per decidere. Come avviene questa lunga e autorevole conferma? Molti anni sono passati da quando, pieno di belle speranze e di grandi ideali, «il giovane varca le porte del noviziato. In tutti questo tempo egli sperimenta in un modo molto profondo il compimento di tante promesse e le ferite delle disillusioni. Conosce le debolezze, i momenti in cui si dubita di se stesso e le speranze deluse, ma incontra anche la Grazia di Dio e l'aiuto dei fratelli. Così, l'ottimismo facile che accompagna la giovinezza cede il posto alla speranza, una speranza accolta. Quando arriva agli Ultimi Voti egli sa - in un modo che solo l'esperienza del giorno dopo giorno sa insegnare - cosa significherà per lui vivere una vita di fedeltà nella povertà, la castità e l'obbedienza della Compagnia di Gesù. Sa - come può saperlo chi ha vissuto lungamente nelle diverse comunità - chi è la Compagnia, chi sono gli uomini con i quali passerà tutta la sua vita. È una persona molto diversa quella che la Compagnia chiama agli Ultimi Voti. Proprio la Compagnia riconosce in lui la presenza persistente del suo carisma, quella costellazione di grazie che chiamiamo vocazione. I membri della Compagnia trovano in lui un fratello, animato dallo stesso modo di procedere e dalla stessa consacrazione per la missione. Hanno vissuto insieme una storia comune e la perseveranza del suo desiderio s'accorda con questo riconoscimento comune della vocazione della sua vita. Fa parte di coloro che S. Ignazio descrive sobriamente come "Quelli che sono stati sufficientemente provati nella Compagnia per un periodo sufficientemente lungo affinché dall'una e dall'altra parte si conosca se è utile che restino in essa al maggior servizio e gloria di Dio nostro Signore".

 

In questo contesto si inserisce anche il IV voto al Papa sulla disponibilità alla missione. I Gesuiti sono un ordine missionario, per cui, oltre ai tre voti che fanno tutti i religiosi e le religiose, pronunciano anche un voto particolare per essere sempre pronti ad andare in qualsiasi parte del mondo, dove serve di più, dove il bene per la diffusione del Vangelo è più grande o dove c'è più bisogno. È così grande il desiderio di portare la Buona Notizia di Gesù che offriamo al Papa, che ha una visione più ampia ed universale dei bisogni e delle sfide del nostro tempo di dirci se e come ha bisogno di noi. Così sono giuntO a questa tappa importante della mia vita e sono molto contento di poterla condividere con voi. È come il fiore di un melo che, piano piano, attraverso le stagioni si trasforma e diventa quello che dev'essere: una mela matura, pronta per essere raccolta e mangiata. Aggiungo che noi gesuiti siamo un po' duri e abbiamo bisogno di molto tempo per maturare, speriamo che il frutto sia buono da gustare!

 

Un caro e fraterno abbraccio nel Signore Risorto, P. Stefano sj

 

titta.s@gesuiti.it