La sfida è nelle città (4)

 

 

Questo brano è tratto sempre dall’intervista al Card. Lustiger, arcivescovo di Parigi.

(E’ l’ultimo dell’intervista!)

 

Domanda : Lei ha partecipato nel mese di gennaio (2004) a un incontro ebraico-cristiano a New York. Quali sono stati i principali punti del dialogo?

 

“Questo incontro ha mostrato un volto finora nascosto dei rapporti possibili fra la tradizione giudaica e il cattolicesimo, e quindi il cristianesimo, ma innanzitutto il cattolicesimo.

Aveva qualcosa di sorprendente perché da un lato erano presenti rappresentanti qualificati della Chiesa cattolica (cardinali, vescovi, teologi) e, dall’altro, rappresentanti di comunità ebraiche tradizionali, molto ferventi, cosa che fino a quel momento sembrava impossibile.

     Tale incontro ha messo in evidenza questo: il papa, con le sue parole e i suoi gesti, ha operato un cambiamento che ha sconvolto e toccato i cuori. E’ riuscito a far cadere quasi due millenni di diffidenza e di paura. Ha testimoniato la sincerità e la lealtà dei cristiani. Nello stesso tempo, ha affermato il radicamento della fede cristiana nella tradizione ebraica e biblica, poiché la parola di Dio che noi riceviamo non sono solamente i Vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento, ma anche l’Antico Testamento, nella sua lingua.

La rivelazione è incominciata con la prima pagina della Bibbia. E’ la Scrittura santa, la parola di Dio.

   La differenza più fondamentale tra gli ebrei e noi resta, ed è nota a tutti: chi è Gesù?

Noi cristiani affermiamo che il Cristo è il Figlio di Dio, il Messia. Gli ebrei tacciono, sono riservati o danno un’altra risposta. Questa differenza comporta molte conseguenze da una parte e dall’altra. Ma uomini di fede e di preghiera si sono incontrati; hanno scoperto che quanto hanno in comune non deve essere nascosto da ciò che li separa; al contrario, soprattutto oggi, nel mondo attuale, nell’evoluzione della civiltà mondiale.

Ci incontriamo innanzitutto sulla rivelazione dell’Unico, nostro creatore e nostro redentore. Credere che Dio si è fatto conoscere al popolo che ha formato, a uomini e donne che ha chiamati, scelti per la salvezza di tutti, fa parte della fede cattolica. Nel particolarismo dell’elezione, si tratta della salvezza universale. E’ la prima constatazione.

     Seconda constatazione. La Chiesa cattolica nei confronti delle grandi questioni, in ogni riflessione antropologica, fa riferimento sempre alle prime pagine della Bibbia, alla creazione dell’uomo “a immagine e somiglianza di Dio” e all’azione dell’uomo illuminata dalla rivelazione di Dio a Mosè, sul Sinai, e al dono dei dieci comandamenti, come ricorda il Catechismo della Chiesa cattolica. Abbiamo ancora insieme, come primo comandamento, la preghiera, l’adorazione del Dio unico e vero e anche l’amore: l’amore nei confronti di Dio e l’amore nei confronti del prossimo.

Alla domanda su quale sia il comandamento più grande, Gesù risponde con i versetti del Deuteronomio e del Levitico.

     Così, abbiamo l’impressione che tra ebrei e cristiani ci sia un ostacolo enorme e nello stesso tempo una piattaforma solida di convinzioni nei confronti del paganesimo ambientale: rispetto dovuto a Dio e ai suoi comandamenti, rispetto dovuta alla dignità umana, alla famiglia, ai figli, trasmissione della fede, rispetto del potere dello stato e riconoscimento della distinzione tra il potere  religioso e quello politico, sapendo che nessun campo dell’esistenza umana sarebbe in grado di sottrarsi alla fedeltà di Dio.

     E’ dunque la scoperta quasi gioiosa e riconoscente di questa fondante comunione, di uomini che la forma e l’oggetto della loro attesa separano. Poiché la speranza cristiana è quella che ha ricevuto in Gesù, il Cristo, il Messia, il dono della vita, l’annuncio della vita eterna e l’attesa della sua venuta nella gloria.

Gli ebrei credenti aspettano la risurrezione dei morti e attendono la venuta alla fine dei tempi del Messia ancora nascosto.

Questa situazione nuova mostra dal lato dei cattolici l’articolazione forte del cristianesimo nel seno dell’ebraismo; e, dal lato degli ebrei, il riconoscimento che i cristiani sono forse, in una certa maniera , una discendenza data all’attesa di Abramo, come leggiamo nella Bibbia. Anche se è difficile, dal punto di vista ebraico e dal punto di vista cristiano, esprimerlo negli stessi termini.

     E’ dunque un avvenimento spirituale immenso ai miei occhi quello che si sta verificando. E’ ancora molto fragile, molto fragile. Lo dobbiamo al papa, a  quello che ha fatto, e all’adesione dei cristiani che lo hanno sottoscritto. La Chiesa ha voluto e propiziato, a partire dal Vaticano II, questo passo assolutamente decisivo, segno dell’azione dello Spirito nel cuore degli uomini.