LA  PIAZZA

 

(1) Perché tra i vari luoghi che caratterizzano una città abbiamo scelto di parlare della piazza?

 

La piazza è sempre stata una realtà molto significativa della vita di una città, è un simbolo, una bandiera, tanto che di alcune città ricordiamo il nome della loro piazza principale senza averle mai visitate (2-3).

 

La piazza è il palcoscenico della vita di una comunità, è il luogo in cui essa si rappresenta, ed è anche uno degli specchi più sinceri e sicuri del modo di vita, degli atteggiamenti caratteristici, delle manie e delle mode di una società (4-5).

 

La piazza può essere:

- Un posto in cui sostare per godere il sole o l'alternativa ad una casa troppo stretta o troppo vuota (6).

- la succursale della propria bottega, un luogo di esposizione di opere d'arte, o il luogo ideale per il mercato (7).

-  E' il luogo dove le emozioni private possono trasformarsi in manifestazioni di massa o in grandi festeggiamenti, in espressioni dell'orgoglio municipale.(8: piazza san Venceslao ).

 

(9)

Milano

Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio

villeggiatura. Mi riposo in Piazza

del Duomo. Invece

di stelle

ogni sera s'accendono parole.

nulla riposa della vita come

La vita.  

                                              

U.Saba,  Il Canzoniere

 

 

(10) Dormo sull'erba, ho molti amici intorno a me:

gli innamorati in Piazza Grande;

dei loro guai, dei loro amori tutto so,

sbagliati e no.

....

Una famiglia vera e propria non ce l'ho,

e la mia casa è Piazza Grande.

A chi mi crede prendo amore e amore dò

Quanto ne ho.

 

"Piazza Grande" di Baldazzi e Bardotti

 

2. La piazza, come appare nelle parole poetiche precedenti, è lo spazio privilegiato dell'incontro, dello scambio, dove cultura e storia si fondono come nell'idea aristotelica di sicurezza e felicità che una città deve saper offrire ai suoi abitanti, o nella "danza delle fanciulle" che abbiamo visto nell'affresco di Lorenzetti.

 

Che significato ha avuto nel tempo la piazza di una città per i suoi abitanti?

 

(11) Dal foro romano (descritto da Vitruvio, scrittore latino del I sec. a.C.) vero e proprio perno attorno a cui ruotava la vita pubblica, un unico complesso multifunzionale in cui si sovrapponevano attività amministrative e giudiziarie, commerciali, politiche e mondane, che  risultava talvolta talmente affollato da far suggerire a Catone il Vecchio di pavimentare le piazze non con lastroni lisci, ma con sassolini acuminati e taglienti, per scoraggiare le soste inutili, si giunge al modello medievale ancora presente in molte piazze delle nostre città.

 

(12-13-14) La piazza del medioevo è invece uno spazio monofunzionale, cioè concepito e realizzato  per ospitare una sola, specifica funzione. La città medioevale ha pertanto varie piazze, ciascuna a servizio di un edificio importante: la piazza sagrato è funzionale alle manifestazioni religiose e all'esaltazione dell'edificio sacro; la piazza civica per le adunanze civili e le assemblee politiche; la piazza del mercato per le attività economiche.

 

Alcune volte erano affiancate, ma separate da una fontana o un monumento, sono più grandi o più piccole a seconda della prevalenza di un potere sull'altro. Una caratteristica delle piazze medievali è la loro separazione dalle correnti principali del traffico di transito. Infatti le vie che immettono alla città non sboccano quasi mai al centro della piazza stessa, ma presso i suoi bordi o lungo gli spigoli, così da non disturbare le persone che vi sostano.

 

Piazza del Campo, divisa in nove settori, a ricordo del governo dei Nove, scende ripida verso il palazzo pubblico e la sua caratteristica a forma di conchiglia invita le genti a raccogliersi in dialogo. Una struttura urbanistica questa che esprime la diffusa aspirazione al benessere e alla concordia civile dentro una società in profondo mutamento, attraversata da inquietudini e incertezze, quale fu quella della Siena del Trecento.

 

Dal punto di vista architettonico i medievali avevano idee chiarissime, ma molto diverse sia rispetto ai loro predecessori romani, sia rispetto ai loro successori del rinascimento o dell'età barocca o moderna.

Essi non costruivano sulla base di uno schema astratto, da applicare sul terreno, su un 'progetto', insomma come facciamo noi (e come già facevano gli architetti romani). La forma ch'essi davano ai loro edifici, alle loro strade, a tutte le loro costruzioni era invece il risultato di una serie di scelte fatte di volta in volta 'sistemando', aggiustando, modificando il 'tessuto' edilizio in cui intervenivano. Le loro città - e dunque anche le chiese, le piazze, le vie - venivano così crescendo in modo 'organico', simile cioè a quello di un organismo vivente che rimodella, risistema, sostituisce, inserisce in maniera continua le parti vecchie, non più funzionali, con altre nuove, efficienti, ma procedenti dalla stessa logica, perfettamente compatibili e integrabili.

 

Lavorando in questo modo i capimastri del Medioevo curavano nel migliore dei modi i rapporti tra queste piazze e gli edifici, le dimensioni delle vie, l'andamento del terreno, il panorama all'intorno, la circolazione della gente in questi spazi.

 

Ai nostri occhi, le piazze medioevali appaiono irregolari, con sporgenze e rientranze, variazioni di dimensioni e di livello casuali, immotivati. Ma, se le guardiamo come parti funzionali di un unico organismo vivente, esse appaiono perfettamente logiche, razionali, adatte alle funzioni che dovevano svolgere e all'insieme del tessuto cittadino e naturale in cui si inserivano.

 

In gran parte, le funzioni che la piazza assunse nel Medioevo, il suo compito all'interno della città, non sono cambiate fino quasi ad oggi.

 

(15) Con il Rinascimento assistiamo ad una vera e propria rivoluzione, alla cui base stava la convinzione che il 'bello' fosse un fatto razionale, cioè ottenibile attraverso il rispetto di alcune regole matematiche e che queste avessero il valore di leggi naturali, al pari di quelle che regolavano i moti celesti, il corso delle stagioni ecc.

 

In questo quadro mentale, il compito degli artisti consisteva non nel trovare caso per caso la soluzione ai loro problemi, bensì nel far rientrare ogni loro lavoro, ogni problema contingente - fosse il costruire una chiesa o realizzare un quadro - all'interno di una regola universale. Era l'esatto opposto della concezione prevalente nel Medioevo.

 

(16) Nel Rinascimento la piazza è oggetto di studi per definirne le proporzioni ottimali, stabilire il tipo di edifici che la devono contornare, l'uso delle colonne, ecc. Gli architetti rinascimentali non erano preoccupati di rendere gli spazi funzionali al loro uso, ma perseguivano dei modelli ideali teorici in cui il bello derivava dall'armonia razionale delle regole matematiche e dall'uso della prospettiva.

 

Le strade, per favorire già da lontano una visione completa e corretta dei monumenti che caratterizzano la piazza, non sono angolate o tangenti ad essa, ma sboccano nel bel mezzo della forma geometricamente perfetta.

 

Dunque, mentre la piazza medievale scaturiva dal basso, dai mille bisogni e dalle invenzioni della gente, aggregati in un tutto coerente, quella rinascimentale procede dall'alto, dai vertici della società, che si ritagliano all'interno della città il "palcoscenico" adatto a mettere in risalto la propria importanza.

 

(17)  E' la prima piazza di Roma moderna creata su regolare progetto dovuto a Michelangelo. Il Papa  Paolo III affidò a Michelangelo la realizzazione di una piazza monumentale che resuscitasse gli antichi fasti con una veste moderna. 

La scenografica soluzione dell'artista fu una terrazza trapezoidale, non di grandi dimensioni (metri 53x63), ma grandiosa e armoniosa per l'impianto architettonico, la giustezza delle proporzioni e la coerenza stilistica, da cui si domina il passato (il Foro Romano) e il presente (la città moderna), gravitante sulla statua equestre di Marco Aurelio, con il Palazzo Senatorio sullo sfondo e i Palazzi Conservatori e Nuovo ai lati come quinte teatrali

 

(18-19-20) Gli architetti barocchi contrappongono all'equilibrio, alla misura, alla razionalità, alla logica del Rinascimento, il movimento,l'ansia per la novità ad ogni costo, l'amore per l'infinito e il non finito, la fantasia, l'istinto che portano ad accentuare l'aspetto scenografico ed illimitato delle piazze.

 

La città in quest'epoca non è più sentita, al modo medievale, come un organismo vivente, ma come una grande rete in cui le maglie sono le strade. Le piazze pertanto sono le cerniere suggestive e scenografiche che costituiscono il punto fisso verso il quale far convergere i grandi itinerari stradali.

 

Le grandi piazze vengono costruite o dove esista un monumento di notevole importanza per essere valorizzato ed esaltato (come piazza san Pietro) o dove sia possibile creare un monumento (piazza Navona). Sulle piazze barocche si aprono non solo palazzi e regge, ma anche edifici pubblici e sono concepite quasi tutte in vista di un traffico veicolare, costituito dalle carrozze che consentivano l'esibizione dei riti sociali, iniziati nei salotti privati e prolungati sul palcoscenico urbano.

 

(21) Osservando attentamente la piazza, guardando la disposizione dell'immagine urbana, si scoprono altri segreti. Il gioco delle facciate dei monumenti religiosi è moltiplicato dagli edifici civili; in tal modo, intere strade e piazze sembrano essere interni, invece che esterni, tanto sono decorate, simmetriche, eleganti. Il bugnato gigante del seminario, inganna la vista, fa sembrare le facciate del Duomo pareti decorate e l'ingresso della piazza sembra voler introdurre in uno spazio coperto ed accogliente, le mensole che reggono le grandi balconate dei palazzi gentilizi, sono tutte rivolte verso lo sguardo dello strabiliato passante.

 

3.  La cultura moderna ha negato il rapporto edificio-piazza, importante fino all'Ottocento, a favore della rilevanza  dei trasporti, della singolarità di alcuni monumenti o della logica commerciale (il costruito crea profitto, il vuoto no), lasciando ad un indeterminato verde il compito di connettere strade ed edifici e formando zone socialmente dispersive, in cui il deserto e il mutismo della periferia spinge la gente ad allontanarsi da tali spazi appena possibile.

 

Alla fine degli anni ottanta si è tentato di rivitalizzare le aree anonime e caratterizzare nuovi quartieri. (22: La  Defense a Parigi, ecc). Tuttavia la maggior parte delle piazze di recente progetto o risistemazione sono esteticamente splendide ma emozionalmente raggelanti.

 

Per superare le difficoltà della necessaria composizione tra rapporti umani e sistemazione urbanistica, si realizzano più facilmente spazi chiusi: grandi centri commerciali luoghi del consumo e non dello scambio, dove tutto si vende e tutto si compra, che ospitano vie, piazze pedonali, spazi gioco per i bambini con il risultato che vengono di fatto negate le libere occasioni di socializzazione  (si punta sul passaggio e non  sulla sosta) o di contatto con l'intorno che solo uno spazio aperto, giardino o piazza che sia, può dare.

 

L'architettura moderna oggi punta all'uso di tecnologie che, superando l'oggettività dei bisogni,  giunga a soddisfare la soggettività dei desideri per creare individui sempre più liberi e nuovi. Il virtuale si sostituisce alla realtà di un manufatto dandogli un aspetto illusorio, modificabile, temporaneo, che ci può soddisfare oggi.

La piazza è pensata come spazio flessibile, facilmente infrastrutturabile a seconda degli eventi che ospita. Il disegno degli arredi fissi è studiato in modo tale da offrire servizi aggiuntivi per svariate manifestazioni ed eventi.

 

La conclusione sembra essere che è impossibile oggi creare a tavolino un luogo in cui la gente possa ritrovare una dimensione  di condivisione della quotidianità, di crescita di idee, di accoglienza, di socializzazione, di partecipazione alla vita cittadina.

 

W. Gropius, nel suo testo: Discussione sulle piazze italiane, del 1954 riferisce che, di ritorno da un viaggio in Messico, dove era rimasto molto colpito dall'intensa vita che si svolge nel Cuore delle città messicane, piazze grandi, con i portici tutt'intorno, dove la gente è sempre lì a comprare nelle botteghe e a spettegolare, mentre i giovani fanno la corte alle ragazze, aveva proposto ai suoi allievi di studiare questo elemento della città, ma i suoi allievi avevano rifiutato. Essi avevano rifiutato tale proposta, perché non sapevano di che cosa si trattava, non avevano mai visto una cosa simile, non l'avevano mai sperimentata e non potevano capirla.

 

La città moderna ha perso il suo baricentro: non fa più perno sulla piazza.

 

(23) Anche nei piccoli paesi del Sud, nei quali si conserva ancora l'idea che la piazza è il luogo dove si possono sapere i fatti delle persone, si possono commentare gli avvenimenti, essa è ormai popolata da persone anziane, mentre i giovani affollano sale gioco, discoteche o angoli di strade per accordarsi in quale locale andare.

 

In un'edilizia povera di punti di riferimento e di incontro accoglienti, si preferisce soffermarsi davanti ad una tastiera e riversare in un blog o in un anonimo forum, le proprie individuali solitudini.

La rete ha trasformato la piazza da luogo circoscritto e localizzabile a luogo semiotico, e il segno è fatto di relazioni, realizzate attraverso vari messaggi reciproci e collettivi inviati in un grande contenitore in cui non ci sono delimitazioni.

 

Howard Rheingold, psicologo contemporaneo, studioso delle tecnologie della comunicazione, negli anni novanta, sosteneva che si potesse parlare di agorà telematiche, vere e proprie comunità, le cui le motivazioni sociali sono soprattutto di ordine "immaginativo": infatti per costituire un gruppo sociale di questo genere è necessario immaginarsi il genere di persone con cui si ha a che fare.

 

Il Papa, nella recente lettera apostolica Il rapido sviluppo, sostiene che "le moderne tecnologie aumentano in maniera impressionante la velocità, la quantità e la portata della comunicazione, ma non favoriscono altrettanto quel fragile scambio tra mente e mente, tra cuore e cuore, che deve caratterizzare ogni comunicazione al servizio della solidarietà e dell'amore".

 

(24)  Conclusioni per il dibattito

1. Possiamo ancora oggi condividere il sentimento degli allievi di Gropius, perché anche per noi la piazza della città non è più il luogo equilibrato, armonico e sollecitante che raccoglie le energie prodotte dal contesto urbano, le rinvigorisce, le rielabora e giunge a connotare, a qualificare una città ?

 

2. Ma pensiamo davvero che se ci fosse una bella piazza, architettonicamente perfetta si potrebbe ricreare oggi quella profondità abitata di cui parlava De Chirico, animata dal desiderio di essere uno spazio vitale per gli uomini? Ci viene in mente lo spazio perfetto della piazza di Enziteto, avanzato esempio di progettazione urbana, popolato di tante solitudini, di tante estraneità umane.

 

3. In realtà ci sembra che il tema della "piazza" rimandi al tema della "comunità", perché la piazza è sempre stata il luogo dove la comunità si incontra, dove appare la dinamicità della vita sociale, fatta di relazioni, di rapporti in divenire, di coinvolgimento personale.

 

I luoghi dei nostri incontri oggi sembrano piuttosto favorire l'anonimato, un parlare che non comporta davvero il mettersi in relazione con l'altro, l'uscire da noi stessi, l' essere condizionati dalla presenza dell'altro in un rapporto di fedeltà agli impegni sociali assunti, per creare quella circolarità nell'azione e nella reciprocità dei comportamenti che sola può costruire una societas o una comunità.

 

Ciascuno di noi è fatto per stare con l'altro, per aiutarlo e per riceverne aiuto. E' fatto per avere attenzione e per darla; per amare ed essere amati, per dar vita a progetti nuovi con altri, per domandare e ricevere risposte. E' questo rapporto tra le persone che rende solida la comunità.

 

Favorire dei luoghi non solo di aggregazione, ma in cui si possa realizzare lo scambio di opinioni, di pensieri, di intenzioni, di desideri è il modo per cercare insieme ciò che maggiormente giova al bene comune della città e corrisponda ad una visione condivisa dei valori in cui credere e delle speranze riposte nei cuori dei cittadini.

 

 

1-Piazza del Ferrarese;

2-Piazza Rossa;

3-Piazza S.Marco;

4-Piazza del Mercato a Cracovia;

5-Veduta aerea stessa piazza;

6-Donne in piazza;

7-Piazza delle Erbe a Vicenza;

8-piazza S.Venceslao a Praga;

9-Piazza del Duomo a Milano;

10-Piazza Maggiore a Bologna;

11-Foro romano;

12-Piazze di Siena;

13-Piazza del Mercato a Siena;

14-Piazza del Campo;

15-Urbino la città ideale (fine xv sec+ricostruzione prospettica della piazza s.Giovanni Valdarno);

16-Piazza Pio II a Pienza;

17- Piazza del Campidoglio;

18-Piazza Navona;

19- Veduta aerea stessa piazza;

20-Piazza S.Pietro;

21-Piazza del Duomo a Lecce;

22-Defense a Parigi;

23-Piazza di Giovinazzo.