Gli abstract
Nicola Cabibbo - Università “La Sapienza” - Roma,
Presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze
“Il tempo della Fisica”
Giuseppe Lorizio - Pontificia Università Lateranense, Roma
“Il tempo di Dio. Per una teologia cristiana della temporalità”
Ludovico Galleni - Università di Pisa
"Teilhard de Chardin ed il tempo come strumento per
progettare il futuro"
Pierre
Teilhard de Chardin, di cui quest’anno ricordiamo i cinquant’anni dalla morte,
rappresenta il più importante tentativo di riconciliare la teologia cattolica,
ma più in generale la teologia cristiana con l’evoluzione biologica.
Teilhard
de Chardin però sviluppò anche un nuovo modo di interazione tra la scienza e la
teologia, recuperando all’interno di un vero e proprio programma di ricerca
scientifico, alcune prospettive a suo parere importanti per la teologia, quale quella di una qualche
necessità della comparsa dell’essere pensante nell'economia dell’Universo.
La
ricerca di leggi generali che facciano comprendere l’evoluzione come un
muoversi verso, della materia verso la complessità e la vita e della vita verso
la cerebralizzazione e la coscienza diviene un punto fondamentale del suo
lavoro scientifico. Conseguenze importanti sono le indagini sulle
canalizzazioni e i parallelismi in paleontologia, la definizione della biologia come scienza della complessità
della vita e la proposta di una teoria della Biosfera.
Ma il
muoversi verso deve continuare: il tempo non è solo il tempo dell’evoluzione
che porta all’Uomo e che si può ricostruire con le tecniche del paleontologo e
del biologo, è anche il tempo che guarda il futuro. Un tempo a questo punto che
si apre in una prospettiva escatologica
che riguarda l’umanità intera. L’umanità infatti deve continuare il proprio
cammino sulla terra per essere pronta e porre le premesse per la seconda venuta
di Cristo.
Darwin
aveva compiuto un percorso simile a quello di Galileo: Galileo aveva unificato
lo spazio, mostrando come le leggi
fisiche del mondo sublunare erano quelle stesse che regolavano il funzionamento
dei cieli incorrotti.
Darwin aveva mostrato che le leggi anche
drammatiche dell’evoluzione valevano per tutto il tempo della vita e che quindi
non vi era una frattura nel tempo: non vi era un universo ordinato e perfetto
in cui poi l’Uomo aveva introdotto il disordine col suo peccato.
Teilhard
de Chardin recupera l’unicità del tempo ma nella visione di un gigantesco
muoversi verso un ordine che è nel
futuro e che è da costruire. L’evoluzione è un muoversi verso la complessità e
la coscienza, e, colla nascita dell’essere pensante diviene un muoversi verso
l’alleanza, la redenzione e la salvezza.
Questo
proietta prepotentemente l‘evoluzione verso il futuro con un progetto, che è quello di costruire la Terra in Christo Jesu.
Per far
questo occorre porsi il problema della conservazione di questa nostra terra,
strumento necessario per completare il cammino. Se il futuro è quello della
libertà delle infinite scelte, nella prospettiva teilhardiana diviene
necessaria una scelta di conservazione della natura con strumenti e prospettive
che divengono di nuovo oggetto di indagine da parte dello scienziato.
Rosario Muleo - Università della Tuscia, Viterbo
"La coscienza del tempo nelle piante."
Le
piante, come gli animali tra cui l’uomo, hanno un orologio biologico interno?
Hanno una coscienza del tempo? Le piante sono in grado di predire eventi che
potranno accadere in un determinato spazio? Hanno una sensibilità (sensualitas
in senso kantiano) che si adatta e si modifica (apprendimento) con le mutevoli
condizioni ambientali che le circondano e fanno assumere/scegliere loro
strategie idonee di sviluppo e di interazione con l’ambiente? Eventi come: l’entrata
in dormienza delle piante poliennali, come avviene negli alberi, o come lo
sviluppo del fiore ad un determinato tempo, indicano che le piante reagiscono
plasticamente al mutare delle condizioni ambientali quali: lunghezza del
giorno, posizione geografica (latitudine, altitudine), temperatura, richieste
di freddo.
Lo
studio di molti degli eventi riguardanti lo sviluppo delle piante ha
evidenziato strette relazioni tra l’informazione intrinseca nei genomi delle
stesse ed i fattori ambientali.
Se i
principali comportamenti “naturali”, fondamentali per la vita della pianta e
per il suo destino riproduttivo, sono analoghi a quelli degli altri organismi
viventi, quindi sono evolutivamente conservati; il loro manifestarsi è
peculiare alla specificità di percezione del tempo e dello spazio che le piante
hanno sviluppato sin dalla loro origine. Le piante sono in grado di calcolare
sia il ritmo del giorno (orologio circadiano - 24 ore) sia la durata di luce
giornaliera nei diversi periodi stagionali (cicli circadiani) nell’arco
dell’anno solare.
In tutti
gli organismi, dai batteri, al lievito, alle piante superiori ed all’uomo,
l’orologio circadiano regola il ciclo della divisione cellulare, il
metabolismo, la durata del sonno attraverso due proteine PER1 e PER2, fattori
di trascrizione che controllano l’espressione di tutti gli altri geni.
George W. Coyne, S. J. - Direttore della Specola Vaticana
“Tempo cosmologico: la misura dell'età dell'universo e il suo
significato.”
Quando
si parla delle età di un oggetto o di un insieme di oggetti dell'universo, per
avere un'idea di che cosa esse significano in concreto, sia dal punto di vista
fisico che dal punto di vista psicologico, è utile metterle a confronto con
l'età dell'universo stesso.
Per
esempio la durata relativamente breve della civiltà umana in confronto all'età
dell'universo, o anche l'età del sole, sollevano una quantità di domande
riguardo al cosiddetto "universo antropico".
Poiché
dunque l'età dell'universo è un dato d'importanza fondamentale, conviene
innanzitutto esporre una rassegna dei principali metodi scientifici utilizzati
per determinarla, dando, per ciascuno di essi una valutazione della sua
affidabilità.
Juan José Sanguineti - Pontificia Università della Santa croce,
Roma
"Il tempo umano, tra il cosmo e l'eternità".
1.
L’uomo come essere temporale. L’uomo partecipa al tempo della natura o tempo del
cosmo. La temporalità fisica è assunta dall’uomo nelle dimensioni inerenti alla
sua esistenza come persona. L’uomo “vive” il tempo secondo categorie proprie,
non in un senso schiettamente cronologico. Il “tempo umano” è tempo fisico
spiritualizzato. Non ci sono due tempi, un tempo fisico e un tempo spirituale,
ma un solo tempo fisico-umano. Il destino dell’uomo è dare compimento o
pienezza al suo tempo.
2.
L’uomo dispone del suo tempo perché sta al di sopra del tempo. Possiamo
misurare tutti i tempi perché il nostro pensiero trascende il “passare”
temporale: ciò che pensiamo spesso è atemporale (strutture astratte, valori,
invarianze). La trans-temporalità dell’intelligenza consente la “libera
disposizione” del nostro tempo: siamo “signori del tempo”, in quanto situati in
un orizzonte di eternità. L’eternità non è una “durata indefinita”, ma una
dimensione sopratemporale capace di dominare gli spazi temporali. Il dramma
umano si gioca nel rapporto tra il tempo storico e la dimensione di eternità.
3. Alcuni
rapporti dell’uomo con il tempo: ricordo, previsione, misurazione,
programmazione, progetto, orientamento, attesa, articolazione linguistica.
Categorie antropologiche della temporalità: fretta, pazienza, ansietà,
nostalgia, rimpianto, speranza. Limiti del tempo umano: finitezza,
irreversibilità, indeterminazione del futuro.
4.
Dinamismo umano nel tempo: 1) orientamento verso il futuro intratemporale; 2)
aspirazione verso l’eternità sopratemporale (vita eterna). Risposte filosofiche
al problema umano del tempo (eterno ritorno, utopie post-storiche, ecc.).
5. Il
futuro intrastorico non risponde al desiderio umano di eternità. La storia non
trova mai una culminazione. La storia non è il ponte tra il tempo e l’eternità.
6. La
visione cristiana sul dramma temporale dell’uomo: la pienezza del tempo umano
come incorporazione all’eternità di Dio. L’universo della gloria definitiva:
tempo nuovo e compimento del cosmo.
Claudia Navarini - Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, Roma
"I confini della vita: aspetti bioetici"
Giovanni Prosperi - Università di Milano
“Tempo e causalità, tra Fisica e Filosofia”
Nell'affrontare
un discorso sul tempo non si può non partire da ciò che hanno detto su questo
due grandi pensatori del passato Aristotele e Sant'Agostino. In Aristotele si
considera come originario il concetto di mutamento e il tempo nasce dal
"numero" che l'anima umana attribuisce allo sviluppo del movimento
"secondo il prima e il poi". In Agostino si parte dall'esperienza di
una durata, in cui il passato è presente nella memoria e il futuro
nell'aspettativa. In entrambi il concetto di tempo appare intrinsecamente
legato a quelli di ordine e di causa ed effetto. Tali concetti sembrano anche
essenziali in ogni moderno tentativo di formalizzazione e di analisi da un punto
di vista matematico e fisico.
Newton
con i suoi concetti di tempo e spazio assoluti, che appaiono come scenario
precostituito in cui si svolgono gli eventi, capovolge questo modo di veder ed
a lui in qualche modo si riallaccia Kant e buona parte della Fisica
immediatamente successiva.
Con
Einstein, tuttavia, con il suo tempo tipicamente relazionale, con l'analisi
epistemologica e la definizione operativa di simultaneità della Relatività
Speciale e con il legame tra Geometria dello spazio-tempo e materia proprio
della Relatività Generale, ci si riavvicina, a mio avviso, ad una concezione di
tipo classico.
Einstein,
da parte sua si richiama esplicitamente a Leibnitz, un pensatore comunque
pre-kantiano.
Un
importante aspetto del tempo della Relatività, almeno Speciale, è che, mentre
la successione tra due eventi che non sono in connessione causale dipende
dal riferimento ed è puramente
convenzionale, quella tra eventi in relazione di causa ed effetto ha un significato
assoluto (teorema della causalità relativistica). Questo fatto permette, tra
l'altro, di superare apparenti paradossi e ristabilisce un contatto con il
senso comune e la percezione soggettiva. Dal punto di visto matematico esso ha
solo la conseguenza che l'ordinamento temporale (se s'intende per tale
l'ordinamento secondo i coni di luce) diviene un ordinamento parziale.
Il fatto
che le leggi della Meccanica e dell'Elettromagnetismo siano invarianti sotto
inversione temporale pone, poi, il famoso problema dell'origine della
"freccia del tempo". Alcuni, come Prigogine, hanno tentato di
risolvere il problema facendo appello alla Termodinamica.
Poichè
tuttavia nel panorama attuale l'irreversibilità della Termodinamica è un'irreversibilità macroscopica, che
dovrebbe essere vista come una conseguenza di una teoria microscopica della
materia perfettamente reversibile, non si vede come ad una soluzione
soddisfacente del problema si possa giungere per questa via.
Semmai
in questa prospettiva l'irreversibilità dei processi macroscopici dovrebbe
essere vista come una conseguenza dell'espansione dell'Universo che continua a
mantenere una situazione di non equilibrio. Ma, di nuovo, non si vede come in
linea di principio si possa distinguere tra espansione e contrazione.
Il
legame tra successione temporale e causalità diventa meno rigido nella Teoria
Quantistica a motivo del carattere puramente probabilistico della leggi di
questa. Non sembra tuttavia che ciò possa costituire una differenza
sostanziale. Né lo è il cosiddetto carattere irreversibile della misura che in
sostanza si traduce nella sostituzione di una probabilità congiunta con
una probabilità condizionale, che però
può essere usata simmetricamente sia in funzione predittiva che retrodittiva.
In
conclusione, mentre l'analisi del concetto di tempo acquista all'interno della
Fisica una connotazione particolare e porta a prospettive che non possono
essere ignorate da chiunque voglia affrontare anche in contesti diversi con
serietà il problema, essa non può essere autosufficiente. In particolare una
freccia del tempo sembra poter essere introdotta solo dal di fuori del
formalismo, al livello di un'interpretazione.
L'idea
di successione temporale, come quella legata di una direzionalità nel rapporto
tra causa ed effetto (o tra azione e fine che la dirige), devono fare
necessariamente riferimento, all'esperienza del vissuto; alla nostra percezione
del cambiamento delle cose e del nostro cambiare insieme con esse.
Luca Sangiorgi - Modulo di Genetica, Istituto Ortopedico
Rizzoli, Bologna
"Tempo e biologia: un rapporto senza tempo"
Attraverso
l‘osservazione dei fenomeni biologici ci accorgiamo dello scandire del tempo;
gli esseri viventi portano una bruciante ed evidente testimonianza di quanto
appena detto considerando che la vita, dal punto di vista di un singolo
meccanismo biologico o di una singola cellula, si presenta come un complesso di
eventi ciclici controllati da meccanismi ad orologeria regolati su scale
temporali e ritmi diversi. La sopravvivenza dei viventi è legata alla corretta
scansione di questi eventi ciclici e quindi i fenomeni vitali formano un unicum
col tempo ed il suo trascorrere.
Esiste
però un fattore di complicazione (o che aggiunge fascino) a questa regola; la
vita è il regno della singolarità e le sue regolarità non hanno una realtà
universale.
D'altronde
per invecchiare occorre avere una identità ed attraversare alcuni campi
temporali; le particelle elementari subatomiche non hanno una identità e quindi
non invecchiano mentre oggetti più complicati ed organizzati possono farlo e
necessitano di altri oggetti sviluppati che permangono nel tempo che lo
registrino
Un
essere vivente è limitato nel tempo e nello spazio ed è costituito di materia
organizzata secondo specifici criteri definiti e controllati dal patrimonio genetico
di ognuno, capace di mantenersi metabolizzando materia ed energia, di
riprodursi e di evolvere. Per fare questo sono necessari diversi livelli di
organizzazione e ogni organizzazione è indissolubilmente legata allo
svolgimento di una funzione.
Gli
esseri viventi sono la sede di un’incessante attività, autonoma e sostenuta nel
tempo, allo scopo di mantenere una propria identità per tutto lo spazio della
loro esistenza. Per permanere è quindi necessario un lavoro di manutenzione
ordinaria e straordinaria che viene realizzata cambiando una grandissima
quantità di molecole; l’identità viene quindi mantenuta grazie ad un continuo
flusso di molecole o una continua trasmutazione. Ma, mentre per un minerale
mantenere la propria identità non richiede alcuna attività, le caratteristiche
del vivente necessitano di una regia che regola tutto questo dinamismo; le
istruzioni contente nel patrimonio genetico presente nel DNA di ogni cellula.
Si badi
bene che il patrimonio genetico contento in una gigantesca molecola di DNA non
è di per se sufficiente a mantenere una vita e garantirne l’identità; sono
infatti necessari meccanismi che lo proteggono, lo duplicano, lo consultano lo
trasmettono e talvolta lo riparano. Ma sia il DNA che le strutture di ogni
essere vivente rappresentano delle storie cioè una serie ininterrotta di
eventi; d'altronde la vita sul nostro pianeta è una catena ininterrotta di
eventi e quindi un fenomeno storico.
Ogni
organismo opera secondo le leggi della fisica e della chimica ma con una grande
libertà di proporre nuove strutture anatomiche e strategie di sopravvivenza
diverse; organismi che hanno lo stesso genoma possono mostrare differenze
significative dovute alla loro storia individuale e si può quindi dire che le
caratteristiche di ogni individuo biologico rappresentano una variazione sul
tema del genoma. In biologia, la natura genetica di un individui si chiama
genotipo mentre il fenotipo ne rappresenta la sua particolare attuazione in un
organismo, influenzata dagli elementi della sua storia personale. Tra genotipo
e fenotipo esiste un’impressionante differenza di scala temporale; il primo usa
come ordine di grandezza le centinaia di milioni di anni, il secondo ore, mesi
o al massimo anni. La dipendenza dei viventi da scale temporali è riscontrabile
anche al livello organizzativo dell’organismo; una funzione che può essere
espletata in un tempo indefinito non è una funzione biologica visto che i
viventi sono creature limitate nel tempo in cui sono immersi. Una funzione
biologica deve essere compiuta entro un certo limite di tempo ed in
contemporaneità con altri eventi e con il compimento di altre funzioni pena la
mancata sopravvivenza; quando si tratta di una funzione che ha luogo in una
cellula vivente il fattore tempo si presenta come essenziale perché la cellula
non può aspettare ne, tantomeno, può essere tollerante l‘organismo composto
dalle singole cellule. Cellule contigue si scambiano messaggi con la stessa
velocità con cui si compiono le loro reazioni biochimiche interne; cellule più lontane
comunicano tra di loro attraverso messaggi (portati dl sangue o tramite impulsi
nervosi) garantendo nel primo caso un armonico svolgimento dei processi
biologici e nel secondo il movimento e la reattività dell’organismo a seconda
delle condizioni ambientali: si varia dalla scala dei millisecondi della
trasmissione dell’impulso nervoso alle 24 ore per il ricambio cellulare al
ciclo della vita di un vivente nell’ordine degli anni. Infine il tempo che è
esclusivo del vivente che agisce secondo logiche delle centinaia di migliaia di
anni. Si pensi che le dimensione del cervello dagli ominidi l’uomo sapiens sono
aumentate di un fattore pari a 3 ma nello spazio di tempo di due milioni di
anni (circa 10 mm3 a generazione).
Ma il
tempo biologico più che di una rigida divisione in millesimi di secondo della
realtà, necessita di essere valutato come durata, il presente prolungandosi in
parte nel passato e in parte nel futuro; per studiare il presente è quindi
necessario abbracciare l'immediato passato e l'immediato futuro,
nell'impossibilità di congelare il presente in un unico momento definito. Per
fare questo è, però, necessario, come diceva Gregor Mendel nella prefazione al
suo articolo (che avrebbe creato una nuova branca della scienza -la genetica- e
che avrebbe dato le basi scientifiche all’evoluzione) commentando i suoi 8 anni
di duro lavoro “Ci vuole, in verità, del coraggio per intraprendere un lavoro
di così lunga portata; questa tuttavia appare la sola giusta maniera la cui
importanza non può essere mai abbastanza valutata in rapporto con la storia
dell’evoluzione delle forme organiche”.
Marco Bersanelli - Università di Milano
"Verso l'alba del tempo"
Una
delle più grandi conquiste della cosmologia scientifica, con profondi risvolti
filosofici ed epistemologici, è stata quella di stabilire il carattere storico
dell’universo, caratterizzato da una evoluzione a partire da una fase iniziale
calda e densa. Il tempo cosmico è scandito da una serie di tappe sostenute
dalle leggi della fisica a diverse energie caratteristiche, ciascuna delle
quali sembra contribuire in modo determinante a realizzare, provvisoriamente e
localmente, condizioni favorevoli alla complessità e alla vita. Nei primissimi
istanti dell’espansione potrebbero aver avuto luogo processi che hanno fissato
alcune delle caratteristiche fondamentali del nostro attuale universo.
L’età
cosmica dipende dal valore di alcuni parametri cosmologici fondamentali che
esprimono l’attuale tasso di espansione (costante di Hubble) e il contributo
delle principali forme fondamentali di energia (materia barionica e materia
oscura, particelle relativistiche, energia oscura) alla densità di energia
totale dell’universo. Misure di precisione del fondo cosmico di microonde, la
luce fossile rilasciata nell’universo primordiale, consentono di determinare
accuratamente ciascuno di questi parametri e di stabilire con notevole
precisione l’età dell’universo. Osservazioni recenti indicano un’età di 13.7 ±
0.2 miliardi di anni, in buon accordo con altre stime meno accurate ottenute
con metodi indipendenti. Nuove osservazioni dallo spazio, previste nei prossimi
anni, promettono di migliorare ulteriormente la nostra conoscenza degli albori
del tempo e di gettar luce sui possibili scenari del futuro dell’universo.