33State attenti, vegliate,
perché non sapete quando sarà il momento preciso. 34È come uno che è
partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai
servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. 35Vigilate
dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a
mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, 36perché non giunga
all'improvviso, trovandovi addormentati. 37Quello che dico a voi, lo
dico a tutti: Vegliate!".
Siamo
all’alba del nuovo anno liturgico. L'Avvento comincia dai Primi Vespri della
domenica che cade il 30 novembre o è la più vicina a questa data, e termina
prima dei Vespri di Natale.
La
parola "avvento" viene dal
latino e significa "preparazione alla venuta" di qualcuno. Per i
cristiani è sinonimo della preparazione al Natale. Nelle domeniche non si canta
il Gloria perché esso è un inno di gioia mentre l'Avvento è un tempo di
penitenza nel senso che siamo chiamati a compiere una particolare purificazione
del cuore.
Il
Tempo di Avvento ha una duplice caratteristica: è tempo di preparazione alla
solennità del Natale e contemporaneamente è il tempo in cui lo Spirito viene
guidato all'attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi. Tra la
prima venuta, all'ultima venuta del Re, si colloca un terzo avvento: quello che
ha luogo nella Chiesa e nella vita cristiana, soprattutto per mezzo dei
Sacramenti. L'Avvento storico è passato, Gesù è venuto una volta nella storia e
ritornerà un giorno; in questo arco di tempo, però, Gesù non è assente, è
sempre presente nella sua Chiesa e agisce nei Sacramenti. Stiamo
vivendo quindi un periodo di ATTESA.
Chiediamoci: "chi
attendiamo? " e " questa attesa, come la viviamo?".
Nella
nostra spiritualità occidentale spesso è stata data questa risposta: il tempo è
attesa del Giudice. Ecco allora che l'attesa diventa paura. "Colui che
viene " è il Giudice; non è semplicemente l'Infinito, l'Eterno, ma è lo
Sposo il quale, durante il trascorrere del tempo compie una sola cosa: ama e
nutre la sua Sposa, cioè la Chiesa. Stando così le cose, il tempo non è più
un'attesa incamminata verso l'ora del giudizio, ma verso il ritorno dello
Sposo.
La parabola parla di un signore che
"è partito per un viaggio, dopo aver lasciato la propria casa e dato il
potere ai servi, a ciascuno il suo compito e ha ordinato al portiere di
vigilare".
Invece che custodi o amministratori, hanno creduto realmente di essere dei
proprietari. Non hanno tenuto conto che il padrone era presente.
Quando la legge di Dio è
dimenticata o non è più a fondamento della condotta dell'uomo - come ha ricordato Benedetto
XVI - non siamo più in democrazia, ma in
un tempo di ipocrisia. L'uomo si è illuso d'essere padrone del mondo.
Non c'è stata data la vita per gestirla senza uno scopo, senza una meta.
Altrimenti si corre il rischio non di vivere ma di "lasciarsi vivere".
La vita di ciascuno di noi ha uno scopo.
Durante
l'assenza del padrone di casa, i servi non devono dimenticare che un giorno
ritornerà.
Quando? È questo che non si sa. La
parabola indica espressamente questa situazione di incertezza: "Vigilate
perché non sapete quando il padrone di casa ritornerà,… perché non giunga
all'improvviso, trovandovi addormentati. Vegliate!".
Ormai
il messaggio è trasparente e quello dell’appello “Vegliate!” cade con veemenza
sull’ottusa indifferenza dell’uomo contemporanea . Benessere, distrazione, banalità,
superficialità sono come una rete che imprigionano il cervello e il cuore.
Non quando, ma come….
Non
un Dio giustiziere, ma Cristo, che apparirà soprattutto per tergere le lacrime dai
poveri, dagli oppressi, dai giusti calpestati e per introdurgli nel suo regno
di luce e di pace. La nostra veglia non è quella fredda e rassegnata di una sentinella
che cerca di far scorrere il più velocemente possibile le lunghe ore notturne; è,
invece, l’attesa di un figlio che spia all’orizzonte il ritorno del padre per
corrergli incontro e affidargli nelle mani tutte le sue paure e le sue gioie, e
i suoi problemi e i risultati ottenuti.
Il
cristiano è, allora, un uomo del presente, immerso e attivo all’interno della
notte della storia che ora sta vivendo, ma il suo sguardo è verso il futuro, in
quell’orizzonte in cui il Signore apparirà.
Il tempo di Avvento è
dominato da tre “figure guida”, che con il loro insegnamento ed esempio conducono
il popolo cristiano ad attendere ed accogliere il Cristo. Esse sono:
- Isaia, il profeta del Messia,
- Giovanni Battista, il precursore,
- Maria SS., la sempre Vergine e la
Madre di Dio.
Isaia, il profeta del
messia: è
proclamato con notevole abbondanza nella prima lettura della Messa sia festiva
che feriale, come anche nell’Ufficio di lettura. Tra i profeti, le sue profezie
rappresentano la trama nel lezionario di Avvento.
Giovanni Battista, il
precursore del
Signore, mandato a preparargli la via. Di tutti i profeti è il più grande e
l’ultimo; egli inaugura il Vangelo, saluta la venuta di Cristo fin dal seno di
sua madre e trova la sua gioia nell’essere “L’amico dello sposo”. A Gesù gli rende testimonianza con la sua
predicazione, il battesimo di conversione ed il suo martirio.
Anche
San Giuseppe: di egli si parla poco
anche perché lui...ne ha dato l'esempio: nel Vangelo non si riporta nemmeno una
sua parola. Eppure è una figura di eccezionale personalità perché ha il
coraggio di stare vicino a Maria e a Gesù pur pensando di non esserne degno.
Maria: ovviamente, fra tutti
coloro che hanno atteso di più la nascita di Gesù c'è sua madre Maria. La
Madonna ha vissuto questa attesa anche in una situazione unica.
Ma
è soprattutto Maria SS che domina il tempo di Avvento, al punto che il
carattere mariano dell’Avvento è così spiccato che lo fa essere il tempo liturgico mariano per eccellenza.
L’Esortazione
apostolica “ Marialis cultus”: “ Nel
tempo di Avvento, la liturgia, oltre che in occasione della solennità dell’8
dicembre ricorda frequentemente la beata Vergine… In tal modo i fedeli, che
vivono con la liturgia lo spirito dell’Avvento, considerando l’ineffabile amore
con cui la Vergine Madre attese il Figlio, sono invitati ad assumerla come
modello e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene vigilanti nella preghiera, esultanti nella
sua lode.”
E’
soprattutto nell’Annunciazione che Maria esercita un ruolo di primo piano: dal
suo “Sì” dipende l’Incarnazione del Verbo. Quel “Sì” cancella la disobbedienza
di Eva.
L’attesa
del cristiano, quindi, non è segnata di paura, ma abbonda di Speranza verso il
Salvatore.