RAPPORTO TRA PSICOLOGIA E
CHIESA.
Inizio questa mia riflessione partendo da questo interrogativo: “Qual è la situazione dell’uomo oggi?”.
Dopo l’inganno del materialismo e dello scientismo, alla desacralizzazione e alla crisi di fede delle generazioni precedenti, oggi si assiste ad un fenomeno di risacralizzazione, ma con dei rischi che vanno nella direzione delle cosidette “nuove religiosità”.
Pensiamo alle falsificazioni del libro di Dan Brown, il quale rappresenta un vero attacco al cristianesimo nella sua totalità e distrugge le sue fondamenta.
Questa realtà pone la Chiesa nella necessità di ricorrere ad una “nuova evangelizzazione”, che comprenda la testimonianza e il dialogo, con la priorità dell’annuncio. Anche nel mondo scientifico si avverte l’urgenza di non cadere nella “mercificazione del sapere”, ma di elaborare invece una cultura attenta ai fondamentali valori umani e guidata dallo spirito evangelico.
Quale, dunque, il ruolo della psicologia in tutto questo?
La psicologia ha una visione antropologica rispettosa della dignità dell’uomo, aperta a tutte le componenti veramente umane, e può essere un utile strumento per la formazione catechistica dei presbiteri e dei catechisti laici.
Nel primo caso la psicologia può offrire un valido sostegno nella formazione del ministero e delle sue esigenze fondamentali, sotto i seguenti aspetti:
- nel processo di identità;
- nel capire le sfide del mondo odierno invaso dal razionalismo, soggettivismo e ateismo pratico;
- nel capire le esigenze umane in riferimento alla famiglia e ad altre istituzioni.
Se il ministero è chiamato a conoscere i due poli che sono in relazione con la sua missione, Dio e l’uomo, in questo senso la psicologia offrirebbe un contributo alla conoscenza approfondita dell’uomo e delle sue dinamiche e garantirebbe un valido aiuto alla scoperta di se stesso e della propria personalità, favorendo il chiarimento dei processi, meccanismi e motivazioni della propria scelta e decisione vocazionale per depurarla da ogni possibile assunzione.
L’analisi psicologica, applicata alle persone in formazione e ai formatori delle diverse istituzioni, aiuta la Chiesa a prendere coscienza più chiara della forza della sua missione.
Esiste una psicologia cristiana o esistono psicologi
cristiani?
Affermare che per uno psicoterapeuta laico, cristianamente orientato, esista una dimensione trascendentale nell’uomo, non significa che debba formulare necessariamente una teoria clinica o che debba “spiritualizzare” la terapia con il suo cliente. Anzi, come afferma Stickler , avendo la teologia pastorale e la psicologia in comune l’oggetto materiale di studio, che è l’uomo religioso, devono cercare di sopperire alla duplice esigenza di correttezza scientifica e di rispetto dei valori della religione a cui i soggetti in questione aderiscono. In tal modo si eviterà il pericolo di spiritualizzazione della psicologia o di psicologizzare la teologia, in una sorta di reciproca strumentalizzazione.
Uno psicoterapeuta che ha ricevuto l’annuncio dell’amore di Dio per la sua vita, che si lascia guidare dallo Spirito Santo, che vive i suoi sacramenti e la vita della Chiesa, ossia, che converte ogni giorno il suo cuore a Dio e confida nella Sua misericordia, questo psicoterapeuta, qualunque sia la sua Scuola di formazione e la teoria di personalità di riferimento per l’esercizio della sua professione, è un testimone dell’amore di Dio, un amore gratuitamente ricevuto. È un uomo in continuo cammino, in un cammino di conversione alla fede adulta.
Per vita di fede si intende non l’adesione ad un sistema di credenze, ma la capacità di affidarsi a Dio.
tina