Sintesi
dei lavori di gruppo
La
Pastorale Universitaria: educare alla gioia della fede a partire dal vissuto
dei giovani dai 20 ai 30 anni
Sottogruppo
4C
Moderatore Don Nico
RUTIGLIANO
Segretaria Simonetta
FIORANTI
Don Nico: Dopo la preghiera iniziale vi sarà la
presentazione della scheda con delle stimolazioni per la riflessione e poi gli
interventi. Lo scopo è quello di arrivare a delle proposte concrete utili alla
stesura del Piano Pastorale Diocesano. Per cui anche gli interventi pur
partendo da un vissuto tendano proprio ad essere di stimolo in questo senso. Il
tutto verte, come si può notare dalle domane, sul rapporto
Parrocchie/Università.
Vorrei sottolineare la forza missionaria dei cattolici: la Chiesa è convinta non di
possedere la verità di essere nella verità. È per questo che vi è sempre stato
un grande slancio missionario nel corso della storia. Ora siamo di fronte a
nuove sfide, nuovi ambiti della cultura e della società moderna. E cerchiamo
nuove presenze e nuovi modi di essere presenti come Chiesa in tutti gli ambiti
e ambienti della vita. Forse la nostra azione pastorale è stata talvolta fiacca,
ma è interessante notare come oggi le congregazioni più radicali e i movimenti
e associazioni più fiorenti sono quelle con regole molto ferree, con stile di
vita radicale, con esperienze forti di preghiera e di vita austera. Quale è il
target al quale ci rivolgiamo? I nostri
giovani sono i giovani del postmoderno, disincantati perché avevano creduto
nell’onnipotenza della ragione; persone deluse che avevano posto la loro
fiducia nel potere della scienza e della tecnologia; persone che avevano
sognato un mondo libero e privo di guerre, ingiustizie e oppressioni. Dopo l’11
settembre 2001 convivono con odio e paura, prepotenza ed umiliazione: i loro
sogni non si sono avverati. Abbiamo assistito al crollo dell’ideologia e al
trionfo della disillusione. In Italia i giovani sperimentano un periodo di
pace, ma è solo di superficie perché il terrorismo internazionale crea paura.
Scoprono allora che la pace non è un possesso sicuro!
La vera pace è Cristo, una pace duratura.
Qui la P.U. può giocare la sua carta vincente nella trasmissione della fede alle nuove generazioni. C’è bisogno di una
visibilità maggiore, di testimonianze che trascinino, di mostrare che la fede
cristiana non è affatto estranea al dibattito culturale, non teme il progresso
della scienza e della tecnica, ma lo orienta criticamente al vero bene della
persona e della società… Occorre “orientare” verso Cristo la
ricerca della felicità ed il senso della vita. Ieri il Papa ha parlato di
Pastorale dell’intelligenza, ossia di una fede matura, di scelta personale. Si
tratta di un fare cultura, dando ragione della propria fede.
Passiamo ora alle domande che ci sono
state proposte:
1.
In che modo
la comunità cristiana sostiene e valorizza la vita universitaria dei giovani?
2.
I percorsi
formativi proposti dalla comunità cristiana (Parrocchia, Cappellanie
universitarie, movimenti, associazioni e nuove comunità, collegi universitari)
sono adeguati per la loro formazione?
3.
Quali
possono essere le vie per promuovere una più adeguata collaborazione tra la
parrocchia e la Cappellania universitaria?
4.
In che modo
la Parrocchia può essere coinvolta nella pastorale universitaria?
5.
Come
sviluppare la partecipazione dei giovani universitari nell’animazione culturale
del territorio e nelle attività culturali in Università?
Partiamo
dalla prima domanda…
(spazio degli interventi)
Giovanni Di Fiore I sacerdoti non ci sono e radunare i giovani
è difficile e poi sono i sacerdoti che devono radunarli. I giovani ad una certa
età se ne vanno.
Sig.ra Di Fiore Abbiamo sul nostro territorio una
casa dello studente tenuta da laici e i ragazzi universitari animano la Santa
Messa, ma certo vanno supportati dal parroco…
Gianfranco Billai Occorrerebbe un incontro del parroco con
i giovani universitari ai quali potrebbe spiegare le esigenze e chiedere il
loro aiuto, una loro partecipazione più attiva.
Marta (Studentessa) L’Università è un luogo dove Cristo e la
Chiesa sono relegati ai margini, in special modo in alcune facoltà come
Filosofia che frequento. Occorre che la Chiesa, e quindi i cattolici siano più
visibili anche se c’è sempre una maggior fatica a mostrarsi. Occorre maggior
coraggio e non tanto un maggior sostegno della parrocchia.
Paola (Economia e C) In altre facoltà l’indifferenza è
totale… Non credo ci si debba inventare qualcosa, ma piuttosto dare maggior
risalto al rapporto personale; è attraverso questo che trasmetto il mio essere
cristiana. Propongo gruppi di studio
oltre ad iniziative culturali nelle facoltà.
Giorgio (Com. S. Egidio) Occorre animare l’Università in un modo più dinamico e attento al sociale.
Noi, ad esempio, abbiamo portato avanti l’iniziativa
di banchetti contro la pena di morte, di un pranzo di Natale con la
parrocchia di Torre Nuova… Bisogna farsi vedere, uscir fuori, vivere la fede
come servizio.
Carmine (S. Gabriele
dell’Add.) È importante la fede come servizio, fare qualcosa nel
campo del volontariato e in questo c’è
la gioia che poi si trasmette dai
giovani ai giovani.
Francesco (Un. S. Andrea) Occorre partire dai bisogni dei giovani
universitari (casa per i fuori sede, piano di studi…) che sono nei meandri di
un meccanismo molto complicato. Partire dal come sostenerli. Ecco allora il
ruolo della Cappellania universitaria: aiutare e accompagnare i giovani.
Proposta: istituire dei banchetti per
aiutare le matricole nei primi passi.
Don Nico Sulla base della mia
conoscenza del modo universitario a Perugia e a Bari, propongo l’istituzione in ogni Università di un “Student Point”, un
punto di riferimento per le matricole che si affacciano nel difficile mondo
universitario per trovare aiuto e indicazioni utili sui bisogni iniziali
(alloggio, piani di studi, testi, dispense…). I giovani che si sentono accolti
e accompagnati da altri giovani si chiederanno in un secondo tempo: “ma chi
glielo fa fare”? E qui si inserisce la proposta di fede, l’amicizia personale,
il costituire un gruppo: dalla testimonianza alla evangelizzazione.
Gianfranco (Parr. S.
Mattia) Vorrei interrogarmi come
comunità che deve accogliere questi giovani come giovani universitari; occorre
supportare la formazione culturale con una più solida preparazione cristiana.
P. Josè (Parr. Trigoria) Proposta: maggior comunione tra
parroco e cappellano per fare dell’Università un luogo di preghiera, un giorno la parrocchia va in università…
Francesco (Un. S. Andrea) Ma le cappellanie devono essere parrocchie?
Don Nico Le cappellanie non devono
sostituirsi alle parrocchie né sono un doppione delle parrocchie, ma sono luogo
e soggetto di pastorale, importante luogo di riferimento per docenti, studenti
e personale. Scopo della P.U. è aiutare i giovani a
riscoprire o rafforzare la propria fede in una “compagnia affidabile”, come ha
detto ieri il Santo Padre, nella cappella, nella comunità cristiana fatta di
cristiani capaci di testimoniare la gioia della fede.
Sr Antonina (Francescane
missionarie di Maria) Occorre trovare uno
spazio nelle Università perché lì i
ragazzi passano la maggior parte del loro tempo. Ma punterei l’attenzione non
solo sugli studenti, ma anche sui docenti universitari.
Stefano (Un. Sapienza) Proposta: non inventare nulla, ma
lavorare su di un atteggiamento di
disponibilità. A partire dai bisogni andare incontro agli studenti a
partendo con l’offrire tempo e disponibilità. Anche per i liceali lo stesso discorso perché anche loro hanno bisogno di
aiuto e orientamento. Un buon
collegamento con la parrocchia può essere quello di dare agli studenti un luogo dove potersi riunire per studiare, mettere
a loro disposizione i locali.
Paola (Un. Sapienza) Un’altra proposta potrebbe essere
quella di contattare le scuole e diversi studenti di diverse facoltà vanno a
portare la loro esperienza e il loro aiuto ai liceali. Già è in atto tale
iniziativa: orientamento alla scelta di
facoltà.
Stefano (Un. S. Andrea) La stessa cosa si può proporre alle
parrocchie: che si facciano loro promotrici con le scuole del loro territorio.
Gabriele (Ingegneria) Anch’io partirei dai bisogni
manifestati, ad esempio dai fuori sede: questi non hanno punti di riferimento e
non sono inseriti in parrocchia, ecco allora che le cappellanie possono e
devono svolgere un ruolo più attivo. Molto si potrebbe fare per qui creare delle piccole comunità e orientare
al servizio. Anche creare dei
momenti di preghiera giornalieri può aiutare molto.
Francesco (Un. S. Andrea) Esserci come cristiani fa la differenza.
Don Nico: Importante il concetto di
fede come dono di Dio, quindi più che trasmettere è un “educare”, un tirar
fuori. Ecco allora l’importanza del contatto umano. La
“Comunicazione del Vangelo in un mondo che cambia” è comunicazione personale,
non di una dottrina, ma di una Persona. Oggi invece la comunicazione è
cambiata: è diventata più facile e rapida; ma troppo spesso resta in
superficie; è la “comunicazione dell’impatto” che non lascia il segno. Manca il
contatto personale, come dicevamo. La comunicazione via internet non è capace
di incontrare gli altri, ma solo di raggiungerli. Non stabilisce relazioni.
Eppure i nostri giovani sono assetati di relazioni vere, di incontri autentici
e profondi. I giovani comunicano molto, ma soffrono la mancanza di comunione. E
allora lo scopo della P.U. è favorire
l’incontro dei giovani con Cristo attraverso l’accompagnamento, con una
presenza che guida e infonde fiducia.
Toni (S. Maria delle
Grazie) Occorre riappropriarci degli
ambiti culturali che sono propri della parrocchia, si pensi al cineforum, al teatro, al cinema… Proposta: predisporre in parrocchia un servizio di ripetizioni dove gli
universitari possano mettersi al servizio, organizzare
tavole rotonde in collaborazione parrocchia/università sui grandi temi che
viviamo. Dobbiamo riprenderci l’agenzia educativa e per questo dobbiamo
attrezzarci, si pensi al Codice da Vinci e al nostro “arrivare dopo”…
Passiamo
alla seconda domanda…
(spazio degli interventi)
2. I percorsi formativi proposti dalla comunità
cristiana (Parrocchia, Cappellanie universitarie, movimenti, associazioni e
nuove comunità, collegi universitari) sono adeguati per la loro formazione?
Roberto (S. Igino Papa) Mostrare ai giovani che la mentalità
scientifica non dà le risposte.
Paola (Un. Sapienza) Proporre
degli incontri, della tavole rotonde per dare concretamente delle risposte
culturali di stampo cristiano su grandi
temi che interessano l’attualità.
Gabriele (Un. Sapienza) Portare i ragazzi, che in età
adolescenziale si distaccano, alla conoscenza di esperienze “estreme” di fede
testimoniate sia da religiosi che da laici.
Don Nico La vera educazione deve
essere un’educazione alla critica, che vede gli educatori “santamente
preoccupati” di trovare quell’adeguatezza che nasce dal giusto equilibrio tra
contenuti e dinamiche, per offrire ai ragazzi il meglio dal punto di vista
formativo. Don Luigi Giussani parlava di rischio
educativo: è proprio qui che ci giochiamo la nostra credibilità! Educazione
alla critica, allora, per una fede adulta e responsabile (Cfr. Strumento di
lavoro, p.14).
Massimiliano (Com. S.
Egidio) Verificare se i nostri
percorsi formativi sono adeguati. Propongo momenti
di preghiera in Università (come già quest’anno si sono avuti nella
Cappellania universitaria). Inoltre penso ci si debba far vedere di più. Proposta: fare degli incontri sul Vangelo
in Università.
Gianpaolo (S. Maria delle
Grazie) I ragazzi universitari sono presi
al volo per far fare loro qualcosa in parrocchia. Al contrario si dovrebbe partire dal loro vissuto, capirlo prima
di dare loro “da fare”. Si deve cercare di recuperare la loro dimensione
personale e poi avviarli alle attività e che siano poi di supporto culturale
(sull’onda delle proposte di Toni). Per l’orientamento
dei liceali si potrebbe interessare la parrocchia che se ne farebbe
promotrice verso le scuole del proprio territorio.
Antonietta (S. Silvia) Molti sono i gruppi universitari che si sono
poi aperti al servizio… Oggi ci si potrebbe aprire a problematiche urgenti per
la nostra società per dare loro delle risposte cristiane.
Toni (S. Maria delle
Grazie) L’Università pensa che la
parrocchia non dia più risposte adeguate, ecco allora che è importante anche
adattarsi alla crescita del gruppo e attrezzarci per dare loro risposte su questioni
urgenti della società.
Don Nico Quest’anno al Sant’Andrea
abbiamo preparato dei giovani alla Cresima, ogni giovedì abbiamo avuto la
Lectio Divina ed abbiamo anche organizzato delle tavole rotonde come quella
sulla fecondazione medicalmente assistita che è andata molto bene… si potrebbe
fare di più. Cosa?
Francesco (Un. S. Andrea) Potremmo sfruttare quelle che sono le
Iniziative didattiche, le Iniziative
culturali proposte agli studenti (ci sono dei bandi specifici), magari in
connessione con le parrocchie, è un’iniziativa da sfruttare di collaborazione e
di grande apertura al territorio.
Ci
avviamo verso la conclusione.
(spazio degli interventi,
si decide di rispondere alle ultime tre domande insieme anche perché già negli
interventi sono emerse già delle risposte a queste)
3. Quali possono essere le vie per
promuovere una più adeguata collaborazione tra la parrocchia e la Cappellania
universitaria?
4. In che modo la Parrocchia può essere
coinvolta nella pastorale universitaria?
5. Come sviluppare la partecipazione dei
giovani universitari nell’animazione culturale del territorio e nelle attività
culturali in Università?
Gabriele (Un. Sapienza) Si potrebbe animare la Santa Messa in
parrocchia la domenica e durante la settimana dare un aiuto nella Cappella
Universitaria.
Don Nico Si potrebbero creare dei gruppi di lavoro, dei laboratori culturali. La mia esperienza
a Bari è in tal senso (abbiamo organizzato una serie di “laboratori culturali”
intitolati “Scienza e Fede”) partendo dai ragazzi e dai docenti, abbiamo fatto
prima una specie di censimento sulle tematiche e sugli orari migliori e poi
siamo partiti aiutati dal “Gruppo San Lazzaro”: rispondere ai bisogni proponendo iniziative concrete. Oltre che
offrire un orizzonte di senso, offrire una spiritualità come via di
santificazione (spiritualità) ci si caratterizza come un punto di riferimento
credibile a chi cerca una risposta alle esigenze della vita (cultura),
e la Chiesa è capace di offrire tale servizio.
Fabrizio (S. Girolamo) Evangelizzare lì dove si è sarebbe già
un grande risultato.
Stefano (Un. Sapienza) Occorre non lasciarsi schiacciare dalle
mille attività che vengono proposte, ma riproporre la centralità della preghiera, del silenzio più che del “fare”
altrimenti rischiamo di essere una grande macchina che spersonalizza.
Gabriele (Un. Sapienza) Spesso i ragazzi si allontanano dalla fede
perché questa si allontana dal loro stile di vita. Occorre impegnarsi a far capire
che il cristianesimo è la risposta anche alle provocazioni della vita e della
società odierna.
Don Nico Se lo scopo della P.U. è
favorire l’incontro dei giovani con Cristo, la P.U. allora, deve: stabilire
relazioni interpersonali profonde, arricchenti; accorciare le distanze
giovani-Chiesa; contagiare con la gioia di essere cristiani. Siamo tutti
impegnati allora a testimoniare la gioia del Vangelo, per essere segni di
speranza.
Alle
ore 21.30 con la preghiera si concludono i lavori.