Il lavoro di Mehmet
«Alto,
magro, stempiato, rigorosamente in giacca e cravatta. Da un mese Mehmet è l'ombra silenziosa e discreta di p. Domenico Bertogli, cappuccino modenese, parroco di
Antiochia - nel sud della Turchia - da 18
anni.
Da quando,
subito dopo l'omicidio di don Andrea Santoro a Trabzon,
dal Ministro della Sicurezza turco è arrivato l'ordine di proteggere tutti i
sacerdoti e religiosi presenti in Turchia, Mehmet,
come un angelo custode, segue con occhio attento e vigile ogni spostamento del
frate.
Vanno insieme al mercato e alla posta, ma anche al cimitero,
a far visita agli ammalati, agli incontri di preghiera nelle famiglie e nella chiesa ortodossa. A poco a poco ha
imparato a conoscere la persona che deve proteggere, le sue abitudini, il suo stile di vita e, senza imbarazzo, si è inserito nei
ritmi quotidiani di questo prete cattolico italiano, dando sicurezza e fiducia.
E quando p. Domenico è nel suo studio a scrivere,
leggere, pregare o riposare, Mehmet aspetta paziente,
sfoglia il giornale, sorveglia il giardino interno della chiesa, si beve una
fresca spremuta d'arancia e di pompelmo.
Quarantaseienne,
sposato con due figli, una ragazzina quattordicenne e un maschietto che ha
appena cominciato le elementari, iscrittosi da giovane nella polizia è da più
di un ventennio che - poliziotto in borghese
specializzato - fa la guardia del corpo a disposizione del Prefetto della
città.
E ora,
lui, musulmano praticante, ligio alla legge del Corano, che non aveva mai messo
piede in una chiesa né tanto meno aveva mai avuto nulla a che fare con i
cristiani - confessa di non averne mai conosciuto uno - dal 5 febbraio è
incaricato di sorvegliare la piccola chiesa cattolica di Antiochia, i suoi membri e in particolare la guida della
comunità.
Lui, che
ha la moglie rigorosamente velata; lui, che sveglia tutti i giorni sua figlia
all'alba perché - ormai adolescente - prima di andare al liceo preghi con i
suoi genitori al richiamo del muezzin; lui, che tiene il digiuno nei giorni
prescritti dal sacro Libro, si ritrova ora a recitare il suo rosario (con i 99
nomi di Allah) andando avanti e indietro nel cortile
della parrocchia mentre dall'interno della casa-chiesa provengono i canti della
Messa.
E alla
fine della celebrazione ci ritroviamo tutti insieme a
bere un tè caldo, ridendo e scherzando.
Con grande naturalezza si commentano i fatti del giorno e si
parla di personaggi famosi che tutti conoscono. Ha preso in simpatia la nostra
gente, il nostro modo di fare disponibile,
accogliente, aperto. Timidamente ha chiesto di poter far venire la figlia a
vedere, a parlare, a confrontarsi sul cristianesimo e poi ha cominciato a
portare anche il figlio. Ora il piccolo Alì ogni
domenica viene a giocare con i nostri bambini di catechismo, suoi coetanei.
La
moglie è ancora titubante, ma lui, Mehmet, le ha detto che non ha nulla da temere, siamo brava gente,
pacifica, "non faremmo mai del male neanche a una mosca". E' lei
ancora a chiedere al marito cosa farebbe in caso di un attacco alla chiesa, di
una sparatoria a p. Domenico. "Lo difenderei fino a dare
la mia vita per lui. Per questo uomo di Dio". E ce lo racconta con un'ovvia tranquillità che lascia
sbalorditi.
Grazie a
Dio ci sono anche musulmani così in Turchia. Senza il martirio di don Andrea
non lo avremmo mai potuto conoscere.».
Mariagrazia Zambon missionaria laica in
Turchia