Incontro del 24 Gennaio 2007 presso la Parrocchia di S. Antonio Bari

 

con il provicario Don Vito Angiuli

 

 

“ORIENTAMENTO SUL CONVEGNO ECCLESIALE NAZIONALE -VERONA OTT.2006-”

 

 

Il ns. orientamento pastorale è mistagogico, si veda la pubblicazione del ns. Arcivescovo M.F. Cacucci.

La ns. chiesa diocesana di Bari-Bitonto dal Concilio Vaticano II ad oggi è sempre stata molto attenta alla linea di orientamento nazionale (cammino diocesano + cammino nazionale).

Negli anni  settanta la ns. Chiesa di Bari con il Card. Ballestrero scelse la catechesi degli adulti che in quel momento aveva un legame con la chiesa nazionale.

Inoltre, come sosteneva Giovanni Paolo II,  il Concilio Vaticano II deve essere la bussola per il cammino cristiano e il convegno di Verona è una tappa del Concilio stesso.

Quindi, oggi come possiamo integrare ciò che è emerso da Verona con la ns. scelta diocesana?

Sempre  in riferimento al Concilio Vaticano II, Ruini e Tettamanzi  lo considerano non  il  passato ma il futuro, deve ancora venire.

Con queste premesse e visti i punti evidenziati durante il convegno,  questa sera ne commentiamo otto:

 

1) il riferimento al Concilio Vaticano II;

2) il metodo pastorale e il discernimento comunitario;

3) la prospettiva pastorale fondamentale e la centralità del Risorto;

4) il tema del laicato;

5) l’impegno politico;

6) l’iniziazione cristiana;

7) le vie e gli ambiti della testimonianza;

8) l’impegno ecumenico.

 

 

1)       La Chiesa italiana ha una base popolare, questa immagine è intaccata da cambiamenti  culturali profondi. La chiesa italiana non deve perdere la dimensione di popolarità perché la chiesa è il popolo di Dio. Questa è una grande indicazione per la realtà parrocchiale  in quanto radicata al territorio.

In altre nazioni d’Europa questa dimensione popolare si è persa, ma non si può pretendere che tutti facciano tutto o sappiano tutto. L’importanza della dimensione popolare sta nella dimensione comunitaria, ognuno partecipa con quello che sa e con quello che può. Ciò che è importante sottolineare è che oggi non si può essere cristiani per tradizione, ma è necessario un cammino spirituale personale che ci convinca della ns. identità cristiana, nutrendoci con l’osservanza delle celebrazioni e dei sacramenti.

Prima dei progetti vengono le persone, la ns. responsabilità del fare ma cosa? Il vangelo dice che alla domanda “Qual è l’opera che dobbiamo fare?” La risposta è “Credere  in colui che ho mandato”. Quindi incontrarsi  non per fare ma per parlare e pregare. Raggiungere nel nostro quotidiano  (casa, famiglia, lavoro) la dimensione di missionarietà.

 

 

 

 

 

2)      E’ necessario un discernimento comunitario: ci dobbiamo incontrare e verificare le

opportune scelte al fine di progettare un cammino. Nessuno deve essere passivo. Il cristianesimo senza un segno comune non è efficace, e così si vanifica l’efficacia della chiesa.

 

3)      Al centro di una comunità cristiana ci deve essere Cristo Risorto, ricominciare, richiamare,

riportare al centro ns. Signore.

 

4)      E’ importante la vocazione dei laici all’interno della chiesa ma anche all’esterno, il suo

compito è soprattutto nel mondo essere padre madre figlio, ordinando le cose del mondo orientandole verso Dio, non un reflusso ad intra ma un’attività ad extra.

 

5)   Sull’impegno politico la chiesa ha fermamente  esplicitato che “non intende essere un

       agente politico pur avendo un interesse profondo per il bene della comunità politica per

       bene  della comunità politica”.

 

6)       Questo punto è dedicato all’iniziazione cristiana, la pastorale giovanile e la pastorale

 familiare richiamando l’attenzione ai giovani specie in questo momento difficile.

 

7)      Le vie e gli ambiti della testimonianza, via della verità del mistero, della responsabilità

negli ambiti  della affettività, del lavoro, della festa, della tradizione, della fragilità, della cittadinanza.

 

8)      Quest’ultimo punto verte sull’impegno ecumenico. Un chiaro invito alla semplice presa d’atto dell’ecumenismo da parte dei baresi, è accorgersi del tesoro che abbiamo: la Basilica di San Nicola. Noi rappresentiamo la testa di ponte tra la chiesa orientale e la chiesa occidentale. Dopo la Madonna San Nicola è il Santo più presente nel mondo.

Senza l’incontro tra i cristiani non ci sarà un rinnovamento della civiltà europea, questo è lo snodo ecumenico. I cristiani d’Europa devono essere uniti!

“l’unità dei cristiani è l’unica forza che può salvare la civiltà” (Nicodemo, 1961).

 

Sul sito ufficiale della CEI è possibile trovare tutte le notizie inerenti il convegno di Verona, oltre alla prolusione da parte del Card. RUINI  ai vescovi,  in questi giorni a Roma, è  necessaria la consegna degli atti di Verona a tutte le diocesi affinché si verifichi la recezione dei punti fondamentali al fine di renderla creativa, cioè si  interscambi con la linea pastorale.

 

                                                                                             Conny Lattarulo

 

                                                                                  (Commissione Cultura e Comunicazione)

                                                                                                                                    Parrocchia  S. ANTONIO BARI