Molti di coloro che partono giungono nei deserti per pregare. In queste distese senza passo d’uomo, si sentono nel cuore della missione. Quel silenzio è come la garanzia della loro preghiera alla porta di tutti i cuori lontani. La solitudine conferisce loro come un’onnipresenza, al centro di tutte le vite che essi vogliono raggiungere. Là dove non vi è nessuno, si parla veramente a nome di tutti. Là dove nessun essere umano respira si è come soli per ricevere il peso della presenza, della grazia, della redenzione di Dio. Il deserto offre all’uomo la dimensione della chiesa. Si è parlato del ‘deserto dell’amore’. L’amore aspira al deserto, poiché il deserto offre a Dio l’uomo spoglio della patria, delle amicizie, dei campi, della sua casa. Nel deserto l’uomo è posseduto da ciò che ama, libero da coloro che lo amano, sottomesso a Dio in un gigantesco testa a testa. Per questo in ogni tempo lo Spirito ha spinto nel deserto coloro che amano. Abbiamo i nostri deserti e l’amore ci conduce. Lo stesso Spirito che conduce i nostri fratelli nei loro deserti, ci conduce con il batticuore, sulle scale piene di agitazione e di folla, nel metrò, nelle vie scure. In quella folla, stretti, compressi tra tanti corpi,nella strada buia, il nostro cuore palpita come imprigionato. Lo Spirito Santo, tutto lo Spirito Santo nel nostro povero cuore, l’amore grande come Dio che batte in noi,come un mare che vuole impetuosamente uscire, distendersi, penetrare in tutti quegli esseri senza via d’uscita. Percorrere a grandi passi tutte le strade, sedersi in tutti i metrò, salire tutte le scale, portare il Signore ovunque: ci sarà bene di qui o di là un’anima che ha conservato la sua fragilità umana di fronte alla grazia di Dio, che avrà dimenticato di corazzarsi d’oro o di cemento. E poi pregare, come si prega nel cuore degli altri deserti, pregare per tutte quelle persone, vicino a tutti loro, così vicini a Dio. Deserto delle folle e dell’amore. Non rimpiangiamo né la compagnia,né l’amico che capirebbe ciò che abbiamo nel cuore, né l’ora dolce trascorsa in un angolino della chiesa, né il libro amato di casa nostra. Deserto in cui siamo la preda dell’amore. Questo amore che ci abita, che scoppia in noi, non ci modellerà forse? Signore, fa che questa scorza che mi copre non ti sia di ostacolo. I miei occhi, le mani, la bocca sono tuoi. (Madeleine Delbrel)