Benedetto XVI risponde alla lettera aperta di centotrentotto guide religiose musulmane

 

Il 13 ottobre scorso, in occasione della fine del Ramadan (Eid al-Fitr), un gruppo di centotrentotto Guide Religiose Musulmane ha indirizzato una lettera aperta al Santo Padre Benedetto XVI e ai responsabili delle altre Chiese e confessioni cristiane, dal titolo Una Parola Comune tra Noi e Voi.
Il Santo Padre ha risposto con una lettera, a firma dell'Em.mo Segretario di Stato, indirizzata a S.A.R. il Principe Ghazi bin Muhammad bin Talal, Presidente dell'Aal al-Bayt Institute for Islamic Thought, il quale aveva personalmente curato l'inoltro della lettera aperta.
Nel ringraziare e mostrare apprezzamento per la significativa iniziativa dell'eminente gruppo di personalità musulmane, il Santo Padre riafferma l'importanza del dialogo basato sul rispetto effettivo della dignità della persona, sulla oggettiva conoscenza della religione dell'altro, sulla condivisione dell'esperienza religiosa e sull'impegno comune  a  promuovere  mutuo  rispetto  e  accettazione.
La risposta dell'Em.mo Segretario di Stato accenna anche alla disponibilità del Santo Padre a ricevere il Principe Ghazi e una delegazione dei firmatari della lettera e manifesta altresì la disponibilità del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in collaborazione con alcuni Istituti Pontifici specializzati, per un incontro di lavoro.
Pubblichiamo di seguito il testo

 

Your Royal Highness,
On 13 October 2007 an open letter addressed to His Holiness Pope Benedict XVI and to other Christian leaders was signed by one hundred and thirty-eight Muslim religious leaders, including Your Royal Highness. You, in turn, were kind enough to present it to Bishop Salim Sayegh, Vicar of the Latin Patriarch of Jerusalem in Jordan, with the request that it be forwarded to His Holiness.
The Pope has asked me to convey his gratitude to Your Royal Highness and to all who signed the letter. He also wishes to express his deep appreciation for this gesture, for the positive spirit which inspired the text and for the call for a common commitment to promoting peace in the world.
Without ignoring or downplaying our differences as Christians and Muslims, we can and therefore should look to what unites us, namely, belief in the one God, the provident Creator and universal Judge who at the end of time will deal with each person according to his or her actions. We are all called to commit ourselves totally to him and to obey his sacred will.
Mindful of the content of his Encyclical Letter Deus Caritas Est ("God is Love"), His Holiness was particularly impressed by the attention given in the letter to the twofold commandment to love God and one's neighbour.
As you may know, at the beginning of his Pontificate, Pope Benedict XVI stated:  "I am profoundly convinced that we must not yield to the negative pressures in our midst, but must affirm the values of mutual respect, solidarity and peace. The life of every human being is sacred, both for Christians and for Muslims. There is plenty of scope for us to act together in the service of fundamental moral values" (Address to Representatives of Some Muslim Communities, Cologne, 20 August 2005). Such common ground allows us to base dialogue on effective respect for the dignity of every human person, on objective knowledge of the religion of the other, on the sharing of religious experience and, finally, on common commitment to promoting mutual respect and acceptance among the younger generation. The Pope is confident that, once this is achieved, it will be possible to cooperate in a productive way in the areas of culture and society, and for the promotion of justice and peace in society and throughout the world.
With a view to encouraging your praiseworthy initiative, I am pleased to communicate that His Holiness would be most willing to receive Your Royal Highness and a restricted group of signatories of the open letter, chosen by you. At the same time, a working meeting could be organized between your delegation and the Pontifical Council for Interreligious Dialogue, with the cooperation of some specialized Pontifical Institutes (such as the Pontifical Institute for Arabic and Islamic Studies and the Pontifical Gregorian University). The precise details of these meetings could be decided later, should this proposal prove acceptable to you in principle.
I avail myself of the occasion to renew to Your Royal Highness the assurance of my highest consideration.
From the Vatican, November 19, 2007

Cardinal TARCISIO BERTONE
Secretary of State

 

Pubblichiamo una nostra traduzione italiana della lettera: 

 

Altezza Reale,
il 13 ottobre 2007 una lettera aperta rivolta a Sua Santità Papa Benedetto XVI e ad altri responsabili cristiani è stata firmata da centotrentotto capi religiosi musulmani, tra i quali Lei, Altezza. Lei, a sua volta, è stato così cortese da presentarla al Vescovo Salim Sayegh, Vicario del Patriarca latino di Gerusalemme in Giordania, con la richiesta che venisse inoltrata a Sua Santità.
Il Papa mi ha chiesto di trasmettere la sua gratitudine a Lei Altezza e a tutti coloro che hanno firmato la lettera. Desidera inoltre esprimere profondo apprezzamento per questo gesto, per lo spirito positivo che ha ispirato il testo e per l'esortazione a un impegno comune per la promozione della pace nel mondo.
Senza ignorare o minimizzare le nostre differenze di cristiani e musulmani, possiamo e quindi dobbiamo prestare attenzione a ciò che ci unisce, ed esattamente la fede nell'unico Dio, il creatore provvidente e il giudice universale che alla fine dei tempi considererà ogni persona secondo le sue azioni. Siamo tutti chiamati ad impegnarci totalmente con lui e ad obbedire alla sua sacra volontà.
Memore del contenuto dell'Enciclica Deus Caritas Est ("Dio è amore") Sua Santità è rimasto particolarmente colpito dall'attenzione prestata nella lettera al duplice comandamento dell'amore verso Dio e verso gli uomini.
Come sa, all'inizio del suo Pontificato, Papa Benedetto XVI ha affermato:  "Sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell'ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita di ogni essere umano è sacra sia per i cristiani sia per i musulmani. Abbiamo un grande spazio di azione in cui sentirci uniti al servizio dei fondamentali valori morali" (discorso ai rappresentanti di alcune comunità musulmane a Colonia, 20 agosto 2005). Questo terreno comune ci permette di fondare il dialogo su un effettivo rispetto della dignità di ogni persona umana, sulla conoscenza obiettiva della religione dell'altro, sulla condivisione dell'esperienza religiosa e, infine, sull'impegno comune alla promozione del rispetto e dell'accettazione reciproci tra i giovani.
Il Papa confida nel fatto che, una volta raggiunto questo obiettivo, sarà possibile cooperare in modo produttivo in seno alla cultura e alla società e per la promozione della giustizia e della pace nella società e in tutto il mondo.
Incoraggiando la sua lodevole iniziativa, sono lieto di comunicare che Sua Santità desidera ardentemente ricevere Lei, Altezza, e un ristretto gruppo che Lei vorrà scegliere tra i firmatari della Lettera aperta. Al contempo, un incontro di lavoro potrebbe essere organizzato dalla vostra delegazione insieme con il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, con la cooperazione di alcuni Pontifici Istituti specializzati, come il Pontificio Istituto di Studi Arabi Islamici e la Pontificia Università Gregoriana. I dettagli di questi incontri potranno essere decisi in seguito se questa proposta si dimostrerà per Lei accettabile in linea di massima.
Colgo l'occasione per rinnovarLe, Altezza, l'assicurazione della mia più elevata considerazione.
Dal Vaticano, 19 novembre 2007

Cardinale TARCISIO BERTONE
Segretario di Stato

 Un fatto inedito

 

Segnato da un versetto tratto dal Corano - "Venite a una parola comune tra noi e voi:  che non adoriamo altri dei che Dio, e non associamo a lui cosa alcuna, e che nessuno di noi scelga altri signori accanto a Dio" - il 13 ottobre scorso si è verificato un fatto certamente storico nell'ultramillenario cammino delle relazioni tra cristiani e musulmani. Centotrentotto personalità musulmane - tra loro intellettuali e guide religiose - alla fine del Ramadan, firmarono e resero pubblica una "lettera aperta e appello", rivolta al Papa, ma anche al Patriarca ecumenico, ai capi delle Chiese ortodosse, all'arcivescovo di Canterbury, ai più alti responsabili luterani, metodisti, battisti e riformati, al segretariato del Consiglio Ecumenico delle Chiese e alle guide delle Chiese cristiane. Insomma è stata indirizzata a tutti quelli che non adorano "altri dei che Dio" per sottolineare come da un confronto costruttivo tra i passi scelti del Corano e della Bibbia scaturisca la comune convinzione "del primato dell'amore e della devozione a Dio" e la valorizzazione dell'amore fraterno.
"Come musulmani - si legge nella lettera - noi diciamo ai cristiani che non siamo contro di loro e che l'islam non è contro di loro, a meno che loro non intraprendano la guerra contro i musulmani a causa della loro religione, li opprimano e li privino delle loro case". E ancora:  "E a quelli che ciononostante provano piacere nel conflitto e nella distruzione, o stimano che alla fine riusciranno a vincere, noi diciamo che le nostre anime eterne sono in pericolo se non riusciremo a fare sinceramente ogni sforzo per la pace e a giungere ad un'armonia condivisa".
"Con questa iniziativa - si legge in un articolo del gesuita Christian W. Troll, che sarà pubblicato nel numero de "La Civiltà Cattolica" di sabato prossimo, 1° dicembre, a commento della Lettera - si va delineando una sorta di ecumenismo islamico". Sta di fatto che tra i centotrentotto firmatari figurano eminenti personalità in rappresentanza degli ambienti islamici più diversi e compositi a significare l'oggettivo valore dell'iniziativa. "Senza dubbio - scrive ancora padre Troll - la lettera dei capi e degli intellettuali religiosi musulmani merita di essere presa in attenta considerazione, e in particolare dal mondo cristiano. Per coloro che, come chi scrive, si trovano impegnati da decenni nel dialogo religioso tra cristiani e musulmani, è già interessante il solo fatto di voler raggiungere un ampio consenso tra le personalità che hanno compiti di guida nel mondo musulmano".
Si tratta di uno sforzo, scrive ancora padre Troll, "che la Chiesa può soltanto accogliere di buon occhio, poiché ha bisogno di un dialogo qualificato con il mondo non cristiano".
La risposta del Papa apre orizzonti concreti a questa speranza. (m.p.)



L'Osservatore Romano - 30 novembre 2007)