La Scrittura in giapponese tra storia e attualità

Da san Francesco Saverio all'ipod

Irene Iarocci

La storia dei rapporti tra Bibbia e Giappone è nel segno del saigetsu - anni e lune - termine il cui fascino letterario ricorda il biblico "tempi e stagioni" (Qoelet, 3, 1-9). Lunga e sofferta la storia del Libro, entrato in contatto a metà Cinquecento con una società che il dizionario giapponese edito a Nagasaki dai gesuiti tra il 1603 e il 1604 definiva kuruma-za shakai - gruppo seduto a forma di cerchio.

La mentalità nipponica ha una visione dicotomica del mondo:  distingue dall'altrui cultura (i-bunka) la propria (bunka, cultura), segnata da un forte sostrato scintoista, dalla compresenza del buddismo mahayana e del pensiero confuciano. Il termine identità, traslitterazione dall'inglese, rivela l'assenza della nozione nel pensiero tradizionale locale. I rapporti interpersonali si articolano in base alla familiarità (uchi, significante l'interno del cerchio del parlante) o all'estraneità (soto, l'esterno del cerchio) dell'interlocutore. Una decina di pronomi indicano l'"io", altrettanti il "tu/Lei", coesistenti in un solo territorio dove non è ammessa divergenza di opinioni. Scegliere in modo appropriato l'uno o l'altro significa valutare con quanta distanza, parità, familiarità rivolgersi all'interlocutore. L'indeterminato, l'indefinibile non sorprende il giapponese, abituato al pensiero intuitivo e legato ad uno stato d'animo che tutto compenetra. La natura poi - anche qui, in assenza di un termine autoctono, regna il cinese shizen - viene considerata l'immenso insieme di cui l'uomo è parte integrante/indistinta. La Bibbia del Qoelet dall'orizzonte cosmico rappresentato dalla tetrade terra-sole-vento-mare, si trovò presto a confronto con una cultura che dal secolo VIII - linguaggio simbolico dell'Ikebana - vedeva l'essere umano ponte della triade Ten-Chi-Jin - cielo-terra-uomo - legato, come vuole il buddismo esoterico, ai 5 elementi cosmici Ten-Chi-Ka-Sui-Fû - cielo-terra-fuoco-acqua-vento. In pieno periodo cristiano, i padri gesuiti intuirono un possibile dialogo tra l'unicità dell'incontro del singolo con Gesù e l'ideale di attribuire unicità ad ogni incontro (ichigo-ichie) veicolato dalla "filosofia" del Chado, cerimonia del tè.

Da tempo un certo linguaggio biblico è entrato nell'immaginario di un Paese dove la presenza cattolica, modesta statisticamente, è qualitativamente ben significativa. Termini come Notte Santa, Natività, Passione, Pasqua, aperta una breccia nella cultura tradizionale, da decenni abitano il Saijiki - antologia di stagioni ed eventi annuali - testo-guida indispensabile al poetare in diciassette sillabe (haiku).

Fino a che punto il linguaggio biblico è parte integrante del lessico quotidiano? Da quando e con quali modulazioni di linguaggio la Parola si rivolge ai lettori estremo-orientali? A queste domande risponde "Seisho no Nihongo - Honyaku no rekishi" (La Bibbia in lingua giapponese:  storia delle traduzioni del Libro, Tokio, Iwanami Shoten, 2006) di Suzuki Norihisa, professore emerito dell'Università Rikkyo già docente di Storia delle religioni in Giappone. Autore di studi su Uchimura Kenzo, pioniere della diffusione del Libro e fondatore nel 1900 della prima rivista di studi biblici, Suzuki ripercorre le tappe della storia del cristianesimo nel Paese da san Francesco Saverio posto sotto la protezione dell'Arcangelo Michele.

Tramite immagini e lessico nuovi le espressioni bibliche veicolano un diverso modus vivendi. Il giapponese che visitando la Cappella Sistina abbia ammirato la Creazione michelangiolesca, sentirà più vicino il testo dal Soseiki (Genesi 1, 27):  Kami wa gojibun ni katadotte hito wo sozo sareta. Kami ni katadotte sozo sareta. Otoko to onna ni sozo sareta - Dio avendo Sé a modello creò l'uomo. [L'uomo] fu creato a modello di Dio, maschio e femmina furono creati. La traduzione comporta comunque notevoli difficoltà di interpretazione. La scelta del termine Dio, ad esempio, provocò non pochi tremori. San Francesco Saverio nel predicare per le vie di Yamaguchi si accorse presto che l'uso del termine locale Dainichi [Grande Sole] suscitava imbarazzanti fraintendimenti. Si affrettò a tornare al latino nipponizzandolo in Deusu. Il missionario presbiteriano James Curtis Hepburn, autorevole linguista, per la prima versione in giapponese alla fine Ottocento scelse di rendere il concetto di Dio con kami in carattere sino-giapponese e non "Sommo Imperatore" come nella versione in cinese. Per non creare equivoci, il dizionario anglo-giapponese spiega kami in katakana con le divinità del pantheon shintoista di cui Akutagawa Ryunosuke ci ha lasciato un sorprendente dialogo immaginario con il padre gesuita Organtino Gnecchi Soldi (1532-1609) - grande missionario del primo periodo - nel racconto "Il sorriso degli dei" (1922).

Sono comunque numerose le versioni della Bibbia ad opera di missionari cristiani in Giappone:  indichiamo solo le "guide". Come non ricordare che allo sbarco a Kagoshima (1549) Francesco Saverio aveva con sé appunti di una versione del Vangelo secondo Matteo, preparata a Goa (India) con l'aiuto di Yajiro, samurai da lui convertito al cattolicesimo? Nei successivi tentativi di tradurre la Bibbia portati avanti dai missionari Juan Fernandez, Manuel Barreto, Luis Frois, i termini cattolici latini venivano resi in kana. Sulla terminologia cattolica del periodo cristiano, gli studi di Ebisawa Arimichi restano fondamentali. Purtroppo nessuna traduzione di testi biblici del periodo è giunta a noi.

In Seiyo no kibun ..., Note sull'Occidente (1715), significativa spia dell'interesse delle autorità politiche del tempo sulla dottrina cristiana messa drasticamente al bando nell'arcipelago, lo studioso confuciano Arai Hakuseki (1657-1725), storico, poeta in cinese, geografo con interessi linguistici spiega dottrina e fede cristiana soffermandosi sul racconto della nascita di Gesù, avvalendosi degli interrogatori cui sottopose il prigioniero Giovanni Battista Sidotti, missionario approdato clandestinamente a Kagoshima nell'agosto 1708.

È del missionario prussiano Karl Gützlaff la più antica versione in giapponese tuttora esistente del Vangelo secondo Giovanni e delle Epistole di Giovanni:  pubblicata a Singapore, fu conosciuta in Giappone solo nel 1859. Nel secondo Ottocento i missionari protestanti furono i primi a riprendere la diffusione del Libro che nel 1888 resero accessibile l'intera Bibbia ai lettori giapponesi, grazie ad un intenso lavoro guidato da James Curtis Hepburn.

La Versione Meiji, ritenuta un capolavoro letterario capace di ispirare molti scrittori non cristiani, si rivelò obsoleta all'inizio del 1900. Seguì la versione aggiornata del Nuovo Testamento detta Versione Taisho, con l'edizione 1888 dell'Antico Testamento testo biblico ufficiale per quasi metà secolo. Intanto, da parte cattolica, i padri Michael Steichen e Noel Péri pubblicavano in traduzioni parziali i Vangeli (1890). Il missionario Emile Raguet, in collaborazione con tre studiosi giapponesi, riuscì a dare alle stampe nel 1910 una raffinata versione del Nuovo Testamento basata sulla vulgata latina. Dopo la seconda guerra mondiale, i cambiamenti sopraggiunti nella lingua resero urgente tradurre la Bibbia in stile colloquiale:  tutte le versioni precedenti erano infatti in lingua giapponese classica. La giovane Japan Bible Society (Jbs), con un gruppo di studiosi guidati da Tsuru Senji, dopo quattro anni di lavori pubblicò nel 1955 una versione che partiva dalle edizioni in lingua originale della Bibbia. Particolarmente impegnata in campo, la Chiesa cattolica faceva uscire la prima versione in giapponese colloquiale del Nuovo Testamento (1957) a cura di Federico Barbaro. Lo Studium Biblicum Franciscanum in Tokyo ha poi diffuso un'eccellente traduzione in stile colloquiale, unica nel panorama delle versioni cattoliche perché basata su edizioni critiche dei testi in greco e in ebraico, arricchendola con note esegetiche e critiche.

Nel 1966 si aprì una nuova era:  cattolici e protestanti giapponesi, con l'idea di realizzare una traduzione comune della Bibbia, misero mano ad un lavoro che dal 1970 avrebbe coinvolto un centinaio di esperti. Nel settembre del 1978 apparve la nuova edizione, nel 1987 un'altra. Oggi la Japan Bible Society invita i lettori ad avvalersi della nuova edizione in mp3, il formato audio compresso per l'ascolto dei testi anche in ipod.

L'Osservatore Romano - 29 dicembre 2007)