Intervista al cardinale James Francis Stafford,
arcivescovo emerito di Denver
La cultura cattolica statunitense è stata certamente influenzata dal protestantesimo per una serie di motivi storici e culturali. Ne parla il cardinale James Francis Stafford, Penitenziere maggiore e arcivescovo emerito di Denver, in questa intervista a "L'Osservatore Romano".
Ci può fare un quadro storico
dei rapporti tra il protestantesimo e la cultura cattolica negli Stati Uniti? e quale fu la sua influenza?
La complessità dell'esperienza religiosa americana appare evidente proprio nei
conflitti religiosi immediatamente precedenti
Questi gruppi di protesta religiosa includevano: l'insediamento puritano nel Massachusetts, poi evolutosi nei Congregazionalisti;
i sostenitori della separazione Stato/Chiesa, ossia i seguaci di Roger Williams a Rhode Island, i Battisti, i Mennoniti,
i Quaccheri in Pennsylvania e nel New Jersey meridionale. Infine, c'erano
Al tempo della promulgazione dello Statuto, Jefferson
era ministro degli Stati Uniti presso la monarchia francese. Provando
grande orgoglio per la legislazione della Virginia, condivise i suoi contenuti
con gli ambasciatori stranieri presso il governo di Parigi. Osserviamo
l'influenza di questa legislazione sulla rivoluzione francese del 1789 e sullo
sviluppo dei diritti universali dell'uomo. Jefferson
lavorò a stretto contatto con il marchese di Lafayette
nella elaborazione del contenuto di quel famoso
documento francese. Lafayette, intimo amico di George
Washington, era generale dell'esercito rivoluzionario americano. Sia Washington sia Lafayette erano
massoni.
Quindi, la mia prima osservazione è che tutta la
questione dei rapporti fra Stato e Chiesa negli Stati Uniti si sviluppò come
rapporto conflittuale fra vari gruppi protestanti.
E quali sono stati gli effetti sulla
comunità cattolica?
In realtà quegli sviluppi portarono a un dialogo
cattolico interno con la sua stessa tradizione radicata nella diarchia gelasiana di poteri, la libertas
Romana, e il principio della res sacra in temporalibus.
Nel corso dei secoli, si è tentato di dare forma contemporanea al comandamento di Gesù:
"Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio".
Ancora controversa è la risposta alla domanda: "Che cosa è di Cesare che non è anche di Dio?".
Oltre al dialogo fra cattolici, nella società americana prosegue l'acrimonioso
dibattito sull'interpretazione da parte di Jefferson
del primo emendamento nella sua lettera ai Battisti di Danbury
nel 1791, nella quale scrisse: "Esiste un muro di separazione fra
Stato e Chiesa". Quel muro è divenuto alto e inespugnabile.
L'altra osservazione riguarda la seguente domanda: quanto la frase di Jefferson nella Dichiarazione di Indipendenza
del 1776 "Vita, libertà e ricerca della felicità" è compatibile con
l'utilizzo di tali concetti nella tradizione della Chiesa cattolica? La frase
di Jefferson consta di tre concetti valutativi. La
risposta alla domanda sembra ovvia: tutti conoscono il significato di
vita, libertà e felicità. Ma è poi vero?
Un'altra osservazione riguarda ancora la preferenza della prima repubblica
americana per l'architettura dell'antica Roma repubblicana. Questo stile
classico dominò
Questo ci conduce alla quinta osservazione sull'influenza che i protestanti
esercitarono sulla prima Chiesa cattolica in America. Si tratta del motivo del
rifiuto del Quebec francese di affiancare gli americani
nella rivoluzione contro l'Inghilterra. John Carrol, il primo Vescovo cattolico degli U.S.A, fu scelto dal Congresso continentale nel 1776 per
andare con Samuel Chase, Charles
Carroll e Benjamin Franklin
a Montreal per incoraggiare i canadesi francesi a partecipare alla Rivoluzione
Americana. Tuttavia, il vescovo del Quebec, Jean Briand, si oppose fermamente a questa missione americana
portando motivazioni realistiche: l'evidente bigottismo anti-cattolico dei
colonialisti americani espresso nel loro Discorso al popolo della Gran
Bretagna del 1774 e nella Petizione al Re. Queste petizioni
convinsero Briand della doppiezza degli americani.
Non esitò a condividere il suo giudizio con i cattolici del Quebec. Nessuno dei
rappresentanti americani, incluso John Carrol, poté spiegare i pregiudizi contro i cattolici
contenuti in quelle sciagurate petizioni.
E che dire dei "Grandi Risvegli"
del protestantesimo evangelico?
Sicuramente l'evento influenzò profondamente la spiritualità, la missione
pastorale e la vita intellettuale della Chiesa cattolica soprattutto a ovest delle Montagne di Allegheny.
In particolare il Secondo Grande Risveglio, cominciato nel
E come reagì l'episcopato cattolico?
Il Risveglio portò effettivamente a un atteggiamento
molto più difensivo dell'episcopato cattolico americano. Leggendo le lettere
episcopali dei consigli provinciali e plenari di Baltimora nel
XIX secolo, si rimane colpiti dall'enorme attenzione prestata dai Padri agli
attacchi sempre più violenti contro i cattolici man mano che gli immigrati
europei divenivano sempre più dominanti.
L'anti-cattolicesimo si consolidò nel Know-nothing
Party (Movimento Non so Nulla). A questa ostilità non
era di certo estraneo lo sviluppo delle scuole cattoliche. Il rapporto
conflittuale con il protestantesimo suggerì al cattolicesimo americano di
sviluppare un atteggiamento di fermezza.
In quell'ambiente ostile che cosa teneva insieme la
comunità cattolica statunitense che era tanto variegata? Senza dubbio furono la
devozione e l'adesione leali alla persona del Papa. Quel vincolo era ed è ancora oggi molto forte.
Qual è la situazione odierna?
Da qualche tempo si nota una crescente assimilazione da parte dei cattolici
della religione civile americana che caratterizza la loro vita religiosa negli
Stati Uniti. Paradossalmente questa assimilazione ha
migliorato l'immagine dei cattolici nella cultura generale a spese della loro
stessa identità. L'articolo conclusivo di fede della
religione civile è l'onnicomprensiva "virtù della tolleranza",
contemporanea chiave ermeneutica di interpretazione del primo emendamento, e
non certo il Credo Niceno. L'entità degli effetti di
tale assimilazione è data dalla perdita o dall'assottigliarsi dell'identità
cattolica nella maggior parte dei principali atenei e college
cattolici, in alcuni dei quali questo processo può essere irreversibile. Lo
stesso fenomeno esiste negli ospedali e nelle strutture di servizio sociale
cattolici.
Si può parlare di cedimento morale dei cattolici?
Il cedimento morale di numerosi politici cattolici relativamente
alla difesa della vita umana è un altro segno della vasta erosione della
sequela cristiana. Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo fra i laici,
cominciato negli anni '70.
Quindi c'è qualcosa di profondamente
protestante sull'America che è in conflitto con il cattolicesimo?
Dal punto di vista cattolico la fondazione americana va criticata soprattutto
dal punto di vista teologico e filosofico. La tradizione che concepì la libertà
americana è compatibile con la tradizione di san Tommaso e di sant'Agostino? Alasdair
MacIntyre ha posto due domande: Quale
razionalità? Quale giustizia?
Nella tradizione dell'utilitarismo, ossia fondamentalmente nell'etica del
capitalismo, la parola "giustizia" indica il discernimento di quanto
conduce alla felicità/piacere del maggior numero di persone. È l'opposto della
"giustizia" invocata da quanti vivono una tradizione radicata nel
diritto naturale e, in definitiva, nella legge eterna di Dio. Entrambe le
tradizioni utilizzano le parole "libertà" e "giustizia" e
inevitabilmente ci si chiede: "La giustizia di chi? La libertà di
chi?".
Dobbiamo anche domandarci da quale razionalità pratica derivano queste due
nozioni. Si tratta di una razionalità radicata nella percezione dell'incapacità
della mente umana di cogliere la realtà come è
obiettivamente? Kant e la maggior parte dei filosofi
illuministi risponderebbero affermativamente. La verità è profondamente, radicalmente e riduttivamente
soggettiva. D'altra parte esiste una tradizione che afferma che la
razionalità è fondata sulla struttura della verità. Questa razionalità è legata
essenzialmente alla sorprendente dichiarazione di Hans
Urs von Balthasar
sulla natura trascendentale della verità: "Quando la verità, che viene insegnata, si trova nella materia, è bellezza".
La questione relativa alla razionalità è
epistemologica. È fondamentale per una critica cattolica della fondazione
americana e della sua interpretazione dei concetti di
"libertà", "giustizia" e "felicità".
Quale tradizione viene espressa da Jefferson con questi concetti?
Pare che egli si riferisca a una tradizione
illuministica la cui etica è l'utilitarismo.
E questo quanto ha influenzato la società
americana?
Mentre i padri fondatori formulavano la propria idea
dell'impresa americana e del destino manifesto degli Stati Uniti, gli europei e
gli americani si allontanavano dall'idea del ruolo centrale dell'agente morale
per concentrarsi sulla scelta morale. La cultura occidentale passava
all'idea dell'atto morale come responsabilità dell'agente morale
al primato del diritto di scegliere. Il carattere virtuoso dell'agente morale e
il suo sviluppo in seno a una comunità furono tanto
declassati da scomparire e il primato fu dato al diritto di operare una scelta.
Hauerwas afferma succintamente: "La scelta
prese il posto del carattere come elemento cruciale
dell'agire morale".
Gli occidentali non guardavano più all'educazione e alla formazione del bambino
nella virtù, ossia nell'eccellenza della disposizione a ricercare il bene.
Questa non era più al primo posto. Piuttosto, l'enfasi veniva
posta sulla scelta fra desiderio e requisiti della legge morale. La condizione
dell'autenticità dell'individuo stava ormai nella sua autonomia radicale.
Anche il cattolicesimo esige una scelta fra
virtù e vizio...
In realtà per secoli l'idea di libertà, risalente a Platone e adattata da sant'Agostino e da san Tommaso, è stata la formazione della
persona nell'inclinazione alla virtù in una comunità che apprezza il primato
del bene e del vero. Oggi, la tradizione liberale e secolare si concentra sul
primato della "scelta" come elemento essenziale dell'esercizio della
libertà, dell'autenticità dell'individuo singolo e monadico.
Idealmente la scelta viene operata indipendentemente
dalla comunità, dalla tradizione, dalla storia, dall'inclinazione dell'uomo verso
il bene.
Nella letteratura degli Stati Uniti la colpa resta un motivo grande e
autentico, a volte attutito. I tre momenti strutturali della Storia americana,
caratterizzata da una colpa personale e sociale indelebile, sono il rifiuto nel
1787 dell'emancipazione degli schiavi, il Destino Manifesto del
XIX secolo e i suoi effetti devastanti sui nativi americani, e infine nel 1945
il lancio della bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.
Una riflessione conclusiva?
Sì. Lo faccio formulando un'altra domanda, questa volta tratta dalle Sacre
Scritture: "Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i
popoli? ... E ora, sovrani, siate saggi, istruitevi,
giudici della terra; servite Dio con timore e con tremore esultate... beato chi
in lui si rifugia" (Sal 2). Il
salmista insiste sul fatto che Dio desidera l'obbedienza delle nazioni. Dio
desidera offrire perdono agli individui e attraverso di loro alle nazioni. Il
perdono divino deve essere vissuto e proclamato nella storia. Il perdono dei
peccati delle nazioni è un esercizio della libertà di Dio. Storicamente Dio ha
voluto liberamente perdonare l'uomo mediante l'obbedienza di Gesù fino alla sofferenza e alla morte. Ha offerto la sua
vita in sacrificio per noi e per la nostra salvezza. Quell'evento
non doveva accadere per forza. Non era una necessità storica. Si è verificato
liberamente per l'amore di Dio e per la libera risposta di Gesù
alla volontà del Padre. Il mistero pasquale è orientato alla salvezza di ogni persona.
(©L'Osservatore Romano - 18 aprile 2008)