Alla scoperta della madre e di una filialità smarrita

 

È bene ritornare alle radici della fede non solo personale ma anche comunitaria, perché lì troviamo gli apostoli e i martiri. Prendere coscienza di poggiare su basi così solide è motivo di fierezza(guai se non ci fosse o se  la perdiamo!). Gli Apostoli – martiri di tutti i tempi sono la ricchezza della fede! Non mercenari che fuggono se viene il lupo, perché hanno consegnato la loro vita al nome del signore Gesù Cristo. Persone liberate dalla paura. Al centro di tutti Pietro e Paolo, parte eletta, frutto più eccelso della Chiesa.

La festa del Papa è anche la festa della Chiesa e dei figli, della “fierezza cattolica”, della filiale appartenenza, dell’essere Chiesa. È un privilegio impagabile essere Suo figlio,un frammento di Chiesa, appartenergli, respirare aria di Comunità Ecumenica, senza confini. È anche impagabile scoprire e approfondire la filialità con la Chiesa, un rapporto di carne e sangue, un’ unità indissolubile fra noi e Lei.

Per molti la Chiesa è un’agenzia di servizi o un supermercato ove si comprano prestazioni. Non sentono e non vivono verso di Lei alcuna dipendenza, alcun legame, alcun dovere.Il loro rapporto si può definire con l’ “usa e getta”. Sputano nel piatto ove hanno mangiato o si vergognano di Lei come se si trattasse di una prostituta, usata a proprio comodo e disprezzata perché richiama la nostra incoerenza.

Quand’ero giovane, trovandomi in un gruppo che parlava male della Chiesa, in maniera gratuita, ho chiesto al più facinoroso:dove ti sposerai?’ e lui senza esitazione mi ha risposto: ‘in chiesa!’. Di fronte al loro stupore per la domanda ho detto che se non c’è coerenza, ogni discorso è superfluo’.

Abbiamo la Missione e il dovere di mostrare al mondo il volto bello della Chiesa, il nostro attaccamento e la stima filiale.

Quando sono andato a Roma, la prima volta, a sentire il Papa, sono arrivato tardi e il Papa Paolo VI parlava già in francese, con un tono accorato che scalfiva, come il martello di un orologio, ripeteva più volte:Prié pour l’Eglise(Pregate per la Chiesa)’. Era il padre che raccomandava la Sposa, la Comunità ai suoi figli. Mi è rimasto scolpito dentro, come il grido dell’amante per l’amata.

La Chiesa è parte di noi, siamo parte di Lei, siamo cresciuti in Lei, siamo Suoi virgulti. Dovremmo amarla, sacrificarci, soffrire, attingendo dall’esempio della vita dei santi che hanno realizzato il rapporto più alto e impegnativo con la Chiesa.

Non mi limiterei a definirla Madre ma bisogna viverla anche come figlia - dobbiamo sentirci generati da Lei ma dobbiamo anche generarla - e inoltre come sorella, amica e compagna di viaggio.

I veri difetti della Chiesa non si conoscono dall’esterno,come pretendono di fare tanti. Si conoscono dall’interno ma chi è dentro è pronto a morire per la Chiesa, per essi i Suoi difetti sono nulla di fronte alla grandezza dell’amore per Lei e alla tenerezza, la bellezza e la grandezza della Chiesa che si possono percepire solo dall’interno.

Dobbiamo provare a contemplare la Chiesa, nella preghiera, la Comunione dei Santi, a scoprire la Sua bellezza e la Sua vitalità, il respiro universale, immergerci, sprofondare, nuotare nell’Oceano della Chiesa.

Portare gli altri ad affacciarsi sull’orizzonte della Chiesa con l’amore di Giovanni XXIII che voleva attualizzare la contemplazione dell’Apocalisse, di una Chiesa giovane, senza macchie né rughe ma splendente di bellezza.

Sono infinitamente grato alla povera gente della Missione che mi ha edificato con l’amore intraducibile al Papa.

Forse fin’ora la Chiesa trascurata, tradita e svenduta è stata il nostro peccato(del quale nessuno si confessa).

Sogno un tempo in cui la Chiesa sarà il nostro scopo, la nostra pelle, la nostra casa, la stessa vita.

Quel giorno anche noi, come Don Primo Mazzolari, potremo scrivere un libro dal titolo,Anch’io amo il Papa’.

Quel giorno cambierà… il mondo e la  faccia della terrai. (Don Carmelo La Rosa)