Benedetto XVI si è recato questa
mattina, sabato 4 ottobre, al Quirinale, in visita al Presidente della
Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. Dopo un colloquio privato con il
Presidente, durato circa trenta minuti, il Papa, nel salone delle feste della
residenza presidenziale, ha pronunciato il discorso che riportiamo qui di
seguito.
Signor Presidente,
è con vero piacere che varco nuovamente la soglia di
questo palazzo, dove sono stato accolto per la prima volta a poche settimane
dall'inizio del mio ministero di Vescovo di Roma e di Pastore della Chiesa
universale. Entro in questa Sua residenza ufficiale, Signor Presidente, simbolica
casa di tutti gli italiani, con memore gratitudine per la cortese visita che Ella ha voluto rendermi nel novembre 2006 in Vaticano,
subito dopo
Questa mia visita, la visita del Romano Pontefice al Quirinale, non è solo un
atto che si inserisce nel contesto delle molteplici
relazioni fra
In un certo momento della storia questo palazzo diventò quasi un segno di
contraddizione, quando, da una parte, l'Italia anelava a comporsi in uno Stato
unitario e, dall'altra,
Davvero si può oggi affermare con soddisfazione che nella città di Roma
convivono pacificamente e collaborano fruttuosamente lo Stato Italiano e
Signor Presidente, l'odierna mia visita ha luogo nel
giorno in cui l'Italia celebra con grande solennità il suo speciale Protettore,
San Francesco d'Assisi. Fra l'altro, proprio a San Francesco Pio xi fece
riferimento nell'annunciare la firma dei Patti Lateranensi e soprattutto la
costituzione dello Stato della Città del Vaticano: per
quel Pontefice la nuova realtà sovrana era, come per il Poverello, "quel
tanto di corpo che bastava per tenersi unita l'anima" (Discorso dell'11
febbraio 1929). Insieme a Santa Caterina da Siena, San
Francesco fu proposto dai Vescovi italiani e confermato dal Servo di Dio Pio xii come celeste Patrono d'Italia (cfr. Litt.
ap. Licet commissa del
18 giugno 1939; AAS xxxi [1939], 256-257).
Alla protezione di questo grande santo ed illustre
italiano Papa Pacelli volle affidare le sorti dell'Italia, in un momento in cui
minacce di guerra si addensavano sull'Europa, coinvolgendo drammaticamente
anche il vostro "bel Paese".
La scelta di San Francesco come Patrono d'Italia trae, pertanto, le sue ragioni
dalla profonda corrispondenza fra la personalità e l'azione del Poverello
d'Assisi e la nobile Nazione italiana. Come ebbe a ricordare il Servo di Dio
Giovanni Paolo ii nella sua visita al Quirinale,
compiuta in questo stesso giorno del 1985, "difficilmente si potrebbe
trovare un'altra figura che incarni in sé in modo altrettanto ricco e armonioso
le caratteristiche proprie del genio italico". "In un tempo in cui
l'affermarsi dei liberi Comuni andava suscitando fermenti di rinnovamento
sociale, economico e politico, che sommuovevano dalle fondamenta il vecchio
mondo feudale, - continuava Papa Wojtyla - Francesco seppe elevarsi tra le
fazioni in lotta, predicando il Vangelo della pace e dell'amore, in piena
fedeltà alla Chiesa di cui si sentiva figlio, e in totale adesione al popolo,
di cui si riconosceva parte" (Discorso del 4 ottobre 1985).
In questo Santo, la cui figura attrae credenti e non credenti,
possiamo scorgere l'immagine di quella che è la perenne missione della Chiesa,
pure nel suo rapporto con la società civile.
Per portare a compimento questa sua missione,
Signor Presidente, mi piace qui rinnovare l'auspicio che le comunità cristiane
e le molteplici realtà ecclesiali italiane sappiano formare le persone, in modo speciale i giovani,
anche come cittadini responsabili ed impegnati nella vita civile. Sono certo
che i Pastori e i fedeli continueranno a dare il loro importante contributo per
costruire, anche in questi momenti di incertezza
economica e sociale, il bene comune del Paese, come pure dell'Europa e
dell'intera famiglia umana, prestando particolare attenzione verso i poveri e
gli emarginati, i giovani in cerca di occupazione e chi è senza lavoro, le
famiglie e gli anziani che con fatica e impegno hanno costruito il nostro
presente e meritano per questo la gratitudine di tutti. Mi auguro altresì che
l'apporto della Comunità cattolica venga da tutti accolto con lo stesso spirito
di disponibilità con il quale viene offerto. Non vi è
ragione di temere una prevaricazione ai danni della libertà da parte della
Chiesa e dei suoi membri, i quali peraltro si attendono che venga
loro riconosciuta la libertà di non tradire la propria coscienza illuminata dal
Vangelo. Ciò sarà ancor più agevole se mai verrà
dimenticato che tutte le componenti della società devono impegnarsi, con
rispetto reciproco, a conseguire nella comunità quel vero bene dell'uomo di cui
i cuori e le menti della gente italiana, nutriti da venti secoli di cultura
impregnata di Cristianesimo, sono ben consapevoli.
Signor Presidente, da questo luogo così significativo,
voglio rinnovare l'espressione del mio affetto, anzi della mia predilezione per
questa amata Nazione. Per Lei e per tutti gli italiani e le italiane
assicuro la mia preghiera, invocando la materna protezione di Maria, venerata
con tanta devozione in ogni angolo della Penisola e delle Isole, dal nord al
sud, come ho modo di costatare anche in occasione delle mie visite pastorali.
Nel congedarmi, faccio mia l'esortazione che con accenti poetici il Beato
Giovanni xxiii, pellegrino ad Assisi alla vigilia del
Concilio Vaticano ii, indirizzò all'Italia: "Tu, Italia diletta, alle cui sponde venne a
fermarsi la barca di Pietro - e per questo motivo, primieramente, da tutti i
lidi vengono a te, che sai accoglierle con sommo rispetto e amore, le genti
tutte dell'universo - possa tu custodire il testamento sacro, che ti impegna in
faccia al cielo e alla terra" (Discorso del 4 ottobre 1962).
Iddio protegga e benedica l'Italia e tutti i suoi abitanti!