La veglia

Sentinella quanto resta della notte?(Is 21, 11)

In Missione uno dei mestieri più diffusi era quello del guardiano, li vedevi ovunque anche nelle chiese e nelle moschee. Le persone più illuminate dicevano che era una vergogna doverne trovare anche nei luoghi di culto.

Avevo tre turni di guardiani in tre zone pastorali diverse e anche le suore avevano altri. Questi poveri ‘diavoli’ passavano la notte svegli a vigilare, per non essere sorpresi da colpi mancini anche di chi tentava di far loro perdere il posto di lavoro. La mattina erano intirizziti dal freddo implacabile dei Balcani.

Nel tempo della rivoluzione i capi famiglia lasciarono le loro case per proteggere la chiesa che era la ‘Casa’ più esposta, orgogliosi della loro appartenenza e riconoscenti al missionario che non li aveva abbandonati in quel terribile momento.

La notte in cui aspettavamo l’assalto c’era una tempesta di vento e di pioggia. Un vecchietto sconosciuto che sembrava S. Giuseppe, insistette perché mi chiamassero e mi disse: “Tu dormi tranquillo come nelle braccia di Gesù!”

Fu una notte infernale di spari e rumori. Avevo il Santissimo in una teca, nel taschino della veste talare, ero pronto perpartire’, in qualsiasi momento.

Ho vissuto nella pelle degli altri e nella mia pelle il vegliare, che nel Vangelo della prima Domenica di Avvento è come un martellare continuo: Non sapete quando è il momento … quando il padrone di casa ritornerà … fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati,…(Mc 13, 33 – 37).

Vegliare contro le nostre debolezze e fragilità, per non essere colti in fallo, come il Comandante che veglia sui punti più esposti e deboli della sua nave.

Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede.(1Pt 5, 8). Non possiamo vivere una vita molle, viziata, assecondare ciecamente le esigenze del corpo, mangiare, bere … questo ci fa perdere colpi e il controllo sulla notte, ci appesantisce, non ci permette di essere svegli, come accade a certi guardiani ubriachi che non reggono il sonno della notte…

Non possiamo farci gestire dalla vita, dalle situazioni, dal momento, dalle emozioni o dal caso, ma dobbiamo vagliare e cernere tutto per vedere se veramente è oro o solo qualcosa di falso che brilla.

Avere chiara la percezione del nostro limite e non sentirsi mai sicuri di sé.

Una signora non tollerava che i figli, uscendo lasciassero la casa e i letti in disordine perché  - diceva – non sappiamo come e quando ritorneremo in casa.

Ho consigliato a una persona che mi confidava di usare materiale pornografico, di far sparire tutto perché potremmo morire in qualsiasi momento e dopo sarebbe un trauma per chi fa la scoperta, come per un capufficio che dimenticandosi di pulire il computer di servizio, fa in modo che si scoprano i suoi vizi.

Vegliare può essere tradotto in tutte le dimensioni dell’esistenza: innanzitutto per cogliere i passi del Signore che viene, i bagliori della luce, del sole che sorge.

Passare la notte fuori per cogliere i segni della luce del mattino che ci illumina, ci incanta e ci contiene sempre più è un’esperienza stupenda, il paradigma dell’esodo, di tutto il nostro cammino spirituale …

La salvezza che si fa sempre più vicina a noi.

La speranza che si fa sempre più raggiungibile.

La pace che si fa sempre più godimento.

La consolazione che è sempre più saporosa.

La guarigione spirituale sempre più completa.

Il Signore ci rivela sempre più il Suo volto.

Le celebrazioni acquistano maggiore spessore.

La preghiera prende più forma.

La contemplazione è più chiara.

La tenerezza di Dio sempre più dolce.

La nostra liberazione sempre più credibile.

Le nostre attese sempre più prossime.

Le nostre lacrime sempre più redente.

Le nostre tentazioni sempre più fragili.

I nostri peccati sempre più lontani.

La nostra conversione sempre più autentica.

Il nostro Dio sempre più amabile.

La nostra vita sempre più ricca di senso.

La nostra vocazione sempre più gioiosa.

La comunità sempre più realizzata.

Il nostro sogno sempre più radicato.

Il futuro sempre più sorridente.

Il Natale sempre più nel nostro cuore.

Il nostro vegliare poi è un illuminare la vita con la Parola di Gesù che è lampada per i nostri passi e luce sul nostro cammino (Sl 119[118], 105), ma soprattutto avere il cuore pieno di Dio, non essere mai soli, avere la sua consolazione e la sua pace, vedere tutto con gli occhi di Dio.

Quando siamo in Dio, figli della luce e del giorno, sazi e pieni di preghiera, possiamo dire: “quanto è bella la vita, quanto è debole il male, quanto è luminosa la notte!”