I buoni sentimenti e la ragione
Chiesa e diritti umani
Nei giorni scorsi
…
La spiegazione delle vere motivazioni che hanno
obbligato
In particolare i media non hanno in realtà dato conto del testo della proposta francese sull'omosessualità, che pure è breve, un testo da cui si sarebbe facilmente capito che l'inserimento in esso di termini come "discriminazioni" e "pregiudizi", accanto a parti ovviamente del tutto condivisibili come l'elenco dei comportamenti che le Nazioni Unite devono denunciare ("arresto o detenzione arbitrarie, pena di morte", "trattamenti crudeli, inumani e degradanti"), rendeva di fatto questo documento uno strumento per introdurre, nel contesto dei diritti umani da rispettare obbligatoriamente, anche il matrimonio per le persone omosessuali, e di conseguenza l'adozione di figli o la procreazione assistita.
Questa formulazione ambigua del testo ha dato modo di denunciare la supposta "crudeltà" della Chiesa cattolica verso un gruppo considerato debole, con un'accusa che si va a sommare, nell'opinione pubblica, ad altre analoghe che già erano state costruite ad arte e diffuse nel corso degli ultimi anni. Con il risultato di rappresentare un'istituzione che sarebbe senza pietà: al dolore dei malati, di cui si afferma che potrebbero guarire con lo sviluppo della ricerca sulle cellule staminali embrionali, o a quello di quanti si dice che vorrebbero essere liberati delle loro sofferenze con la morte, questa istituzione opporrebbe infatti solo rifiuti. Si tratta naturalmente di abili manipolazioni, che mascherano la verità degli intenti e i motivi autentici di questi atteggiamenti, ma che danneggiano gravemente l'immagine della Chiesa, percepita sempre più spesso dall'opinione pubblica come dura e priva di carità, pur di rimanere fedele a istanze dogmatiche.
È questo il prezzo che
Come ha scritto il filosofo francese Marcel Gauchet, dopo la caduta delle ideologie, la fede nell'avvenire è stata rimpiazzata dall'indignazione o dalla colpevolezza, cioè dalla "tirannia impotente dei buoni sentimenti". Per cui non importa tanto la ricerca della giustizia e della verità, ma piuttosto la capacità di riuscire a rappresentarsi come vittime.
Gli esempi sono molti: uno particolarmente calzante l'ha ricordato Nicoletta Tiliacos sul sito "Più voce".
Nel marzo
E questo nel timore di mettere in discussione i cosiddetti diritti riproduttivi delle donne, considerati ben più degni di tutela della vita di milioni di bambine, con una scelta tra vittime per lo meno discutibile. Un esempio, fra tanti, della realtà nascosta dietro quella che si vorrebbe presentare come una gara fra chi è più pietoso e più buono.
(©L'Osservatore Romano - 9-10 dicembre 2008)
1.
Riaffermiamo
il principio di universalità dei diritti umani, così
come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo di cui quest’anno si celebra il 60esimo anniversario e che
all’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi
ed eguali in dignità e diritti”;
2.
Riaffermiamo
che ogni individuo ha diritto a godere dei diritti
umani senza distinzioni di alcun tipo, per ragioni di razza, di colore, di
sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di
origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione,
così come stabilito nell’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei
Diritti dell’Uomo e nell’articolo 2 del Patto Internazionale sui
Diritti Economici, Sociali e Culturali e nell’articolo 26 del Patto
Internazionale sui Diritti Civili e Politici;
3.
Riaffermiamo il principio di non-discriminazione che richiede che i diritti
umani siano estesi a tutti gli esseri umani indipendentemente
dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere;
4.
Siamo
profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà
fondamentali basate sull’orientamento sessuale o
sull’identità di genere;
5.
Siamo
anche preoccupati che le persone di tutti i paesi del mondo siano
oggetto di violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa del loro orientamento
sessuale o della loro identità di genere e che queste pratiche minino la loro
integrità e dignità;
6.
Condanniamo
tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e
sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni
extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o
trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione
arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso
il diritto alla salute;
7.
Richiamiamo
la dichiarazione del 2006 emessa di fronte al Consiglio per i Diritti Umani da
54 paesi, per richiedere al presidente del Consiglio di fornire
un’occasione per discutere di queste violazioni durante
un’appropriata futura sessione del Consiglio;
8.
Accogliamo
con favore l’attenzione conferita attraverso speciali procedure a questi
temi dal Consiglio dei Diritti Umani e dai soggetti del trattato e li
incoraggiamo a continuare a considerare, nell’esercizio dei loro mandati,
le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale;
9.
Accogliamo
l’adozione della Risoluzione AG/RES. 2435 (XXXVIII-O/08) su “Diritti umani, Orientamento Sessuale
e Identità di Genere” dell’Assemblea Generale
dell’Organizzazione degli Stati Americani, emessa durante la
38esima sessione, il 3 giugno 2008;
10.
Richiamiamo
tutti gli stati e i maggiori organismi per la protezione dei diritti umani ad
impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone,
indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di
genere;
11.
Esortiamo
gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in
particolare legislative o amministrative, per assicurare che
l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere,
in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in
particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;
12.
Esortiamo
gli Stati ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di
genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne
conto in termini giudiziari;
13.
Esortiamo
gli Stati ad assicurare un’adeguata protezione ai difensori dei diritti
umani e a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di portare avanti il loro
lavoro relativamente alla tutela dei diritti umani e
alla lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.
TESTO INTEGRALE dell'intervista dell'agenzia francese I.MEDIA a Mons. Celestino
Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.
Qual
è oggi il peso reale dell'Organizzazione delle Nazioni Uniti per far rispettare
i diritti dell'uomo?
Le Nazioni Unite non sono un supergoverno con un
proprio esecutivo. L'attuazione dei diritti umani nei singoli paesi
–seppur tenuta sotto controllo dal Consiglio dei diritti umani e dai
meccanismi di seguito collegati a Trattati e Convenzioni- riposa
ancora essenzialmente sulle giurisdizioni nazionali, ma anche molto e sempre di
più sui sistemi regionali. Basti pensare al sistema europeo, che figura tra
quelli maggiormente sviluppati, a quello interamericano e a quello africano che
si sta consolidando. Il Consiglio dei diritti umani,
succeduto due anni fa all'omonima Commissione, fa molta fatica a decollare con
efficacia. I Comitati di seguito, annessi a Trattati e Convenzioni,
svolgono un buon ruolo propulsore quando si attengono
al proprio mandato e non pretendono, come spesso succede, di interpretare il
consenso degli Stati in senso innovativo e spesso ideologicamente selettivo.
Il
10 dicembre prossimo, alcune organizzazioni favorevoli all'aborto tenteranno di
ottenere attraverso una petizione che l'Assemblea delle Nazioni Unite aggiunga
l'aborto ai diritti universali dell'uomo. Come accoglie
questa proposta?
E' triste e indignante, perchè questa iniziativa
lavora in favore dello smantellamento del sistema dei diritti umani, in quanto
ci porta a riorganizzarne l'enunciazione e la protezione attorno non più a
diritti, ma a scelte personali. Rappresenta l'introduzione
del principio homo homini lupus, l'uomo diventa
un lupo per i suoi simili. Questa è la barbarie moderna che, dal
di dentro, ci porta a smantellare le nostre società. Esistono
controtendenze motivate, convinte e determinate che dobbiamo sostenere e
incoraggiare.
Da
parte sua
Tutto
ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo
della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone
omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta
discriminazione. Ma qui, la questione è un'altra. Con
una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si
chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione
e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla
discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e
implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono
l'unione tra persone dello stesso sesso come
"matrimonio" verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni.
La Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo è stata
approvata nel 1948 dai 58 Stati membri che costituivano all'epoca l'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite. L'Onu conta oggi 192
Stati membri. Di conseguenza
E' vero che il numero dei paesi è più che triplicato dal momento dell'adozione
della Dichiarazione universale. Tuttavia, è anche vero che tutti gli altri, man
mano che sono entrati a far parte dell'Onu, hanno egualmente adottato il testo, impegnandosi a
informare dei suoi dettami le proprie Costituzioni e leggi. Per
cui, oggi,