Da: P. Vincenzo Tritto
sj [mailto:
Inviato: lunedì 27 aprile 2009 22.44
A: San Lazzaro
Oggetto: Re: un_abito_bello
Caro Gerardo,
non guardare il singolo preservativo e il singolo atto. Guarda al comportamento che il preservativo induce nelle persone.
Caro Gerardo,
non guardare il singolo
preservativo e il singolo atto. Guarda al comportamento che il preservativo
induce nelle persone.
Due testimonianze:
Prima testimonianza:
un caso reale,
raccolto dai media informativi.
A
Yaoundé, in Camerun, si è celebrata nel 1993 la VII Riunione Internazionale
sull'Aids con esperti medici e sanitari. Hanno partecipato circa trecento
congressisti e al termine è stato distribuito un questionario perché si indicasse, tra le altre cose, se si aveva avuto rapporti
sessuali nei tre giorni in cui era durata la riunione con persone con cui non
si facesse coppia fissa.
Degli interpellati, il 28% rispose di sì, e un terzo di questi disse di non aver preso alcuna “precauzione” per evitare contagi.
“Se ciò avviene tra persone 'coscienziose', cosa accadrà tra la gente
'normale'?”, si è chiesto Simón Castellví
(presidente
dell'associazione dei medici cattolici del mondo).
(estratto da: ZENIT.org, 19 marzo 2009 )
Seconda testimonianza:
Come hanno scritto dall’Uganda Filippo Ciantia
e Rose Busingye su Lancet
nel Marzo 2008, “la posizione tradizionale Cattolica sui condoms
e l’AIDS è la più ragionevole e la più solida scientificamente
nella prevenzione dell’epidemia di AIDS”.
In Uganda, paese simbolo dell’Africa sub-sahariana per la
riduzione della prevalenza di sieropositivi dal 20 al 6%, l’approccio “ABC”
all’AIDS (Abstain, Be faithful,
use Condoms, cioè
Astinenza, Fedeltà, Preservativi) è stato centrato su A e B e i dati sul
declino della sieroprevalenza sembrano avvalorare
questa scelta.
“Il governo Ugandese – sostiene Stoneburner medico consulente dell’agenzia americana di
cooperazione USAID – ha promosso A e B riducendo del 65% il casual sex, con una
riduzione della prevalenza HIV del 75% nel gruppo di età tra i 15 e i 19 anni, del 60% tra i 20 e i 24 e del 54% nel
complesso”.
Studi delle più importanti
riviste scientifiche dimostrano che il declino dell’HIV in Uganda è
attribuibile alla riduzione dei rapporti casuali cioè l’adesione alla B. In
Uganda, Kenya e Zambia il cambiamento di comportamento in particolare la
riduzione dei rapporti casuali e premaritali ha
comportato una riduzione della sieroprevalenza.
Lo stesso Lancet nel gennaio
2000 aveva paragonato il preservativo alle cinture di sicurezza che offrono una
falsa percezione di protezione: infatti negli anni ’70
dopo averne introdotto l’obbligo aumentarono gli incidenti per l’aumento dei
comportamenti a rischio. Concludeva l’articolo: “ci
dovremmo chiedere perché la promozione del preservativo non ha effetto nei
paesi del terzo mondo e se abbiamo il giusto equilibrio tra questi messaggi e
quelli sull’invito alla riduzione dei partner”.
“Dopo 20
anni di pandemia, non c’è alcuna evidenza che più preservativi portino a meno
AIDS” secondo Edward
Green dell’Harvard's' Center for Population
and Development Studies.
Norman Hearst della
University of
California San Francisco segnala un pattern allarmante di correlazione tra
l’aumento della vendita di preservativi in Kenya e Botswana con un incremento
della sieropravalenza da HIV.
“Le più recenti metanalisi parlano di un’efficacia del preservativo attorno
all’80%, ma si stanno educando generazioni di giovani
in Africa che credono che sia sufficiente. Quello che conta è
il numero dei partner”.
In una review
di 134 studi Monsignor Jacques Suaudeau del
Pontificio Consiglio per la Famiglia sostiene che l’espressione
“safe sex” usata per definire
rapporti protetti debba essere sostituita più realisticamente da “safer sex”.
L’approccio
comportamentale
all’epidemia è stato sostenuto sin dall’inizio dal presidente
Ugandese Yoveri Museveni
che nel 1992 al congresso Mondiale sull’ AIDS a
Firenze affermò: “In paesi come i nostri, dove una madre spesso deve camminare
per 40 km per ottenere un’aspirina per il figlio malato o 10 km per raggiungere
l’acqua, la questione pratica di garantire una costante disponibilità di
preservativi o il loro uso corretto non potrà mai essere risolta. Io credo
che la miglior risposta alla minaccia dell’AIDS consista nel riaffermare
pubblicamente e chiaramente il rispetto che ogni persona deve al suo prossimo.
Dobbiamo educare i giovani alle virtù dell’ astinenza,
dell’ autocontrollo e del sacrificio che richiede innanzitutto il rispetto per
gli altri”.
Gli interventi di prevenzione dell’HIV
in Uganda (in particolare la riduzione dei partner) nell’ultima decade hanno
avuto l’effetto simile ad un vaccino medico efficace
all’80%. Stoneburner lo definisce un vaccino sociale.
(estratto da: ZENIT.org, 20 marzo 2009)
(l'evidenziazione è mia).
In allegato c'è ulteriore materiale.
Cari saluti a tutti gli amici
Vincenzo sj