La seconda newsletter di novembre

 

(un po’ di economia applicata)

 

La storia degli asini non era finita lì (con i villici a borse vuote e con più tasse, il comune con i debiti).
Il banchiere – dopo un po’ – ritornò dal sindaco per esigere il credito (con i dovuti interessi).
Il sindaco cercò di tergiversare, provò a raccontare una storiella scollacciata, ma alla fine promise che il comune avrebbe pagato tutto. Sarebbe bastata qualche tassa in più, ma non c’erano problemi, perché “l’economia reale” era solida. In effetti, nel villaggio si mangiava e si beveva come sempre, anche se con qualche preoccupazione, visto che tutti erano indebitati.
I villici però erano rimasti con il dente avvelenato nei confronti del sindaco perché non aveva fatto il suo dovere per il bene del villaggio e - quando qualche consigliere comunale disse che era ora di “farlo fuori” (politicamente, s’intende) - esultarono.

Anche il banchiere fece sapere che un cambio di amministrazione sarebbe stato utile. Il sindaco si dimise.
I consiglieri che lo avevano silurato rimasero un po’ interdetti: un conto era parlar male del sindaco (cosa peraltro molto facile) e un altro era costringere i villici a pagare i debiti.
Occorreva un esperto, che non si fosse mai immischiato nelle beghe del consiglio comunale. Non ce n’erano molti. Per fortuna, si trovava di là a passare un professore di economia. Subito gli offrirono l’incarico.

Era una bella giornata, e il professore non seppe rifiutare. Era il cugino del banchiere.
Anche la signora LaGuardia - zia del banchiere e del professore - rimase contenta.

(chissà dove stanno gli asini)

 

The bambù wall

Harry Wu: «La Cina resta comunista»

di Marco Respinti

Il suo nome è Harry Wu Hongda, nato a Shangai nel 1937, cattolico, per 19 anni rinchiuso nei campi di lavoro forzato dell'"arcipelago laogai" (i lager cinesi), il "Solzenicyn cinese". Nel 1956 si permise di criticare l’URSS che schiacciava l’Ungheria: finì in carcere e da quell’inferno uscì vivo nel 1979. Nel 1985 riparò negli Stati Uniti. Ha creato la Laogai Research Foundation che si batte per smascherare I lager del Terzo Millennio e la menzogna del comunismo cinese.

9 novembre 1989: crollo del Muro di Berlino, rimane pur sempre in piedi il muro di bambù

Alcune domande a Wu Hongda:

La Cina è oggi un mercato enorme, aggressivo e in continua espansione. Ha smesso di essere comunista?
….L’Occidente si deve rendere conto che in Cina la macchina repressiva continua a marciare indisturbata. Basta vedere cosa avviene quotidianamente nei laogai, i campi di lavoro forzato e spesso schiavistico…La corruzione nelle strutture del PCC rende il commercio estero una delle principali e più redditizie forme di profitto per i funzionari di partito, i quali guadagnano con la vendita agli occidentali di prodotti confezionati dagli schiavi dei laogai. Il numero dei detenuti? Le stime parlano di 3-5 milioni di persone. E quanti sono i laogai? Ne abbiamo individuati con certezza almeno mille.

Quanto al lavoro schiavistico dei laogai, utilizzato da diverse ditte occidentali, in Italia ci si sta muovendo anche a livello legislativo...
In Italia e in Europa non esistono leggi contro l’importazione dei prodotti del lavoro forzato. Per questo, assieme alla Laogai Research Foundation Italia, lo scorso dicembre ho presentato al parlamento italiano una proposta di legge, la 3887, sostenuta da tutti i gruppi parlamentari. Negli Stati Uniti, invece, la legge già esiste, anche se non è molto rispettata. ….

Cosa possono fare i governi occidentali per mettere in crisi il regime cinese?
Far rispettare dalla Cina i patti internazionali sui diritti civili e politici, sui diritti sociali, culturali ed economici, nonché le convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sul lavoro forzato e sul lavoro minorile. E così quel Muro della vergogna comincerà inesorabilmente a creparsi.

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-harry-wu-la-cinaresta-comunista-3567.htm